AESVI INTERVISTA: UMBERTO CASTELLANI

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AESVI INTERVISTA: UMBERTO CASTELLANI

AESVI INTERVISTA: UMBERTO CASTELLANI, Ricercatore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Verona

Umberto Castellani1) Il 30 maggio 2014 l’Università di Verona ospita il “Master Game Day”, evento organizzato dal “Master per Sviluppatori di Videogiochi” dell’Ateneo. Il tema principale della giornata è il cambiamento che sta subendo il modo di sviluppare videogiochi. Ci può spiegare cosa intende esattamente?

Il panorama è molto eterogeneo. La disponibilità e accessibilità di strumenti tecnologici complessi come gli stessi dispositivi mobile o le nuove periferiche di interazione (Oculus Rift, Leap motion, etc.) offrono la possibilità di sperimentare nuovi approcci al videogioco. Durante il “Master Game Day” abbiamo invitato alcune realtà molto diverse tra di loro come CoRehab che propone un applied game per la riabilitazione, o come Appfactory che prova ad inserire nel gioco le tecnologie basate sulla realtà aumentata. Ci sarà inoltre Tiziano Sardone di Ubisoft che darà una panoramica sull’evoluzione del rendering negli ultimi 10 anni.

2) Il “Master per Sviluppatori di Videogiochi” dell’Università di Verona è il primo master universitario in Italia centrato solo sulla programmazione dei videogames. Com’è strutturato il corso, da quanto tempo è attivo, a chi si rivolge e quali sono gli sbocchi professionali che offre?

Ora è in corso la quinta edizione e stiamo preparando la sesta. Il master è accessibile già con una laurea triennale e dura un anno. Le lezioni sono principalmente il venerdì e il sabato e la frequenza è obbligatoria. Ci sono tre blocchi di lezioni principali: un blocco sui fondamenti come la computer graphics o l’intelligenza artificiale, un blocco di corsi di programmazione generale soprattutto centrati su C e C++, e un blocco di corsi che riguardano i diversi aspetti di sviluppo di un videogioco come il graphics programming, AI programming, gameplay programming etc. Ci teniamo a sottolineare che i corsi di base sono tenuti da docenti Universitari che fanno anche ricerca sui temi che insegnano, mentre i corsi di programmazione e di sviluppo, più specialistici, sono tenuti da professionisti che lavorano nelle principali aziende di videogiochi italiane e che dunque insegnano quello di cui si occupano quotidianamente. L’obiettivo è di formare ottimi programmatori capaci di orientarsi su tutti gli aspetti dello sviluppo di un videogioco e in grado di sfruttare al meglio le potenzialità delle risorse disponibili rispettandone i vincoli e i limiti.

3) Il vostro Master si propone di mettere in collegamento il mondo dell’Università con il mondo dell’impresa. Quali sono le opportunità e le difficoltà che avete riscontrato in questi anni nel ricercare un posizionamento degli studenti nel mondo del lavoro?

Il collegamento con le aziende avviene innanzitutto tramite i docenti che ne fanno parte con cui spesso gli studenti allacciano un rapporto che prosegue anche dopo il master. Il pieno accesso al mondo dell’impresa di videogiochi avviene poi con l’organizzazione dello stage per il quale non abbiamo mai avuto difficoltà a trovare aziende disponibili. Nella quasi totalità dei casi lo stage poi prosegue con un rapporto di lavoro. Le opportunità e le difficoltà sono legate entrambe alla natura del settore per il quale la nascita e la chiusura di un’esperienza avviene con tempi molto rapidi. Ogni anno abbiamo dunque nuove aziende che ci contattano per ospitare stagisti mentre alcune che in passato erano disponibili ora non lo sono più perché hanno meno lavoro o perché hanno chiuso. Mi pare di osservare però che in questo ambiente così dinamico tra nuove opportunità e incertezze gli (ex-)studenti del master si aiutino molto tra loro mantenendosi in contatto e passandosi parola sulle nuove offerte.

4) Al “Master Game Day” si parlerà anche di ricerca sui videogiochi. Ci può spiegare perché questo tema è importante nel panorama attuale e che benefici secondo lei può portare al settore?

Il mondo dei videogiochi ha sempre lanciato sfide interessanti. L’evoluzione tecnologica è spesso accompagnata da un accrescimento delle aspettative dell’utente che diventa più esigente. La ricerca è importante per riuscire ad affrontare e risolvere i problemi che ancora rimangono aperti. La possibilità di fare ricerca permette dunque di avere una visione di come si sta evolvendo il panorama dei videogiochi cercando di anticiparne i tempi. Secondo me ci sono grosse opportunità se non altro perché siamo ancora in una fase iniziale. Ci sono tante eccellenze, sia nel mondo accademico che nell’industria, che emergono in forma isolata ma che mancano di un collegamento tra di loro. Il Master Game Day sarà innanzitutto un momento di incontro tra queste realtà allo scopo di stimolarne la sinergia.

5) Videogiochi e Università: un rapporto che all’estero è al centro dello sviluppo del sistema, in Italia sta iniziando da poco ad affermarsi. Qual è il suo pensiero sul tema e quale il bilancio che vi sentite di trarre dalla vostra esperienza?

Abbiamo fatto progressi sul piano della formazione. Il fatto che le Università come quella di Verona abbiano iniziato a proporre percorsi didattici specifici per figure professionali rivolte alle aziende di videogiochi ha aiutato l’avvicinamento e il dialogo dei due mondi. Gli ex-studenti che ora lavorano nelle aziende di videogiochi hanno un ruolo chiave per rafforzare il legame e per rendere più naturale la considerazione dell’Università come riferimento per le aziende. Secondo me ora sarebbe interessante stimolare l’interazione anche sul piano dell’innovazione e ricerca. Su questo credo ci sia ancora tutto da costruire. Occorre aumentare i momenti di confronto per conoscersi meglio, capire che esigenze ci sono e su che risorse, non solo economiche, si può contare.

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