IL DISCO DEL MESE: “Enclosure” il Nuovo Album di John Frusciante.

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IL DISCO DEL MESE: “Enclosure” il Nuovo Album di John Frusciante.

john_frusciante_enclosureOccorre partire da un fatto inoppugnabile, ossia che tutti gli strumenti suonati in questo disco, Enclosure – undicesimo lavoro che arriva a tre anni di distanza da PBX Funicular Intaglio Zone – sono suonati da John Frusciante, chitarrista e cantautore statunitense, ex Red Hot Chili Peppers; gli strumenti che ascoltiamo nell’album sono chitarra elettrica, basso, tastiere, sintetizzatori, drum-machine (strumento elettronico progettato per eseguire ritmi imitando il suono di strumenti a percussione, e in questo caso specifico, di tamburi – com’è evidente nel secondo brano Sleep), sequencer (permette di creare e riprodurre delle sequenze di segnali di controllo tramite un dispositivo hardware o software) e samples (brevi brani musicali eseguiti digitalmente o analogicamente, in modalità di alta qualità). John Frusciante, a proposito del suo nuovo disco, attesta: “Il culmine di tutti gli obiettivi musicali che mi ero posto e ho cercato di raggiungere nei passati cinque anni. Il disco è stato registrato contemporaneamente al progetto hip-hop Medieval Chamber dei Black Knights, e anche se i due album appaiono diversissimi, rappresentano il medesimo processo d’investigazione creativa. Quello che ho imparato da un disco è finito direttamente nell’altro. Enclosure è al momento la mia ultima parola di una dichiarazione musicale iniziata con PBX”.

Il “lavorone” è ben imbottito, fra tracce dove spadroneggia la chitarra aspra e distorta (Shining Desert e Clinch) ad altre dove spicca l’utilizzo convulso ma ottimizzato e funzionale della drum-machine (ancora Sleep, ma anche la splendida Run), il drum’n’bass vorticoso di Stage emerge in distesa compattezza synth duettanti con patterns musicali che richiamano echi genialmente assortiti di sonorità eighties. L’impressionante caos musicale che ne deriva dalla concertazione di tutti questi strumenti, trova in verità il suo godimento negli approcci vocali, stratificati – per certi versi algidi ma caldi al contempo – e ancora più complessi rispetto alle produzioni del passato dello stesso Frusciante, questo è palese nella sbalorditiva Zone (denotante la vera natura/anima del disco) e nella composizione in chiusura, un’altra lodevole evocazione auditiva: Excuses. Mentre, nel mezzo dell’LP, la numero cinque Fanfare, rievoca certi esperimenti adottati a suo tempo da un certo Frank Zappa, specie in alcune composizioni degli anni ’70.

Enclosure trova nell’alienazione controllata delle sue tessiture sonore, apparentemente istintive, il suo manifesto di energia esplosiva, poi evidente nella strumentale Crowded. Frusciante è nel pieno di una geniale estasi creativa. Di questo disco se ne riparlerà, ampiamente, tra una decina d’anni. Cenni menzionali, tra i migliori album del mese di aprile 2014, per l’intimo e scuro The Cautionary Tales of Mark Oliver Everett, forse il miglior lavoro degli Eels dai tempi di Electro-Shock Blues (1998), il nuovo Damon Albarn che con Everyday Robots abbraccia in maniera originale, seppur troppo sospesa, sonorità afrobeat, e il gradito ritorno, decisamente più sofferto-soul alla Rod Stewart, del cantautore italo-scozzese Paolo Nutini.

Federico Mattioni

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