Il Cantico di Pietra Secondo domani

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Il Cantico di Pietra Secondo domani

Il Cantico di Pietra Secondo domani

-Tu non capisci, Amadius…io gli angeli li possiedo…- sussurrò, un’assordante bisbiglio di superiorità.

Il nano lo guardò allentarsi senza sputare altra parola; poi, destandosi da quella vittoria, si girò verso Laz, appoggiato alla prima parete decente: -…adoro quei drogati: così affidabili, nei loro errori…dogma rigettano, liberi si professano, e sempre un dogma seguono…come tutti, ma bisogna esserne fieri-impugnò dalla cintura uno strano telecomando, digitò una sequenza trillante e tutti i suoi compagni si impietrirono: cartone. Erano tutte sagome di cartone. -Gran parte dell’amata tridimensionalità è un’illusione, ragazzo…ma vallo a dire a chi si droga per avere la propria epica. L’epica si deve sudare, non goderne…-. Si avvicina, tasta un mattone accanto a Laz e uno stretto passaggio si apre nel muro, con musichetta a corredo. -Piacere, il mio nome è Tairo.-

-Lazriel.-

-Ti aspettavamo, Lazriel. Sei in irritante ritardo.- e lo catapultò con nadir di gentilezza nel tunnel.

 

Laz ruzzolò per quelli che gli parvero metri. Alter attutì ogni impatto, ma questo non lo graziò totalmente dal dolore. Poi per l’ennesima volta provò a tirarsi su.

-Ci piace far cadere la gente. Ci piace tarpare le ali a sogni dementi.-

Laz si riprese la postura eretta. Alter ora lo ricopriva come una tutina da realtà virtuale inizio millennio, una sorta di scempio e al tempo stesso di scimmiottamento dell’inguaribile ottimismo dell’uomo anche nel voler essere tragico.

-Vieni da Veio, ti si legge in faccia…la piramide è ancora in piedi? E lei? Avevo capito subito chi eri…-

-Tu…tu sei come me?-

-Quasi, senza dubbio un tempo…poi ho preso posto qui, i Nanoih ho scelto…ma è di facciata, in realtà neanche agli occhi del mandarino sono più ben accetto…-

-Il…il mandarino?-

-Il vecchio da questa parte del fiume…uno dei tre grandi condottieri in questo massacro civile…io sono più un mercenario, uno spirito libero…ma ognuno ha bisogno di un proprio focolare identitario, giusto?-

-immagino di sì. Immagino.-

Tutto si illuminò di colpo. Piattaforme si estesero fino a far dubitare la vista di Laz. Avevano superfici prensili, da prendere senza pensarci. Erano fastidiosamente colorate, una sorta di baraccone smielato dai contorni totalmente arrotondati.

-Da soli è meglio, anche se la dedizione passa dall’altro…stranamente però è il mio nome che i nemici ricordano, io sono la rogna…non i miei compagni nanoih, carne o cartone che siano…-

-Qui è pieno di supereroi e sette secondarie: subculture che banchettano aspettando la propria rivelazione…e forse è meglio così. Almeno ci diamo da fare…e tu? Che pensi di fare?-

Troppe domande. -Io? Io non lo so…sono qui solo da…- giorni? Secoli?

-Non potresti mai dirmelo…e giustamente devi vedere., e se seguivi quel centauro egocentrico era solo per curiosità. Per fortuna, comprendo i tuoi bisogni. Alla grotta, ti schiarirai le idee…-

-La grotta?-

-Come hai potuto apprezzare gli Anemos è il loro feudo, ora devi dare una chance ai bassi…gente diversa, un sol corpo che lotta una guerra di piccoli passi, vento che muove paziente i granelli…per alcuni pessimisti che hanno perso la speranza, per altri maniaci dell’etichetta e dell’ideale collettivo…osserva e apprendi. Seguimi.-

E ascesero.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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