Il Cantico di Pietra Primo domani

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Il Cantico di Pietra Primo domani

Il Cantico di Pietra Primo domani

primo domani

Tre partirono. Il gigante girò di piatto la lama, che ne intercettò la prima vagante. Il contraccolpo sbalzo il nanoih, mentre un secondo mirava al ginocchio, che si alzò e ripiombò a metà del fendente frantumandolo perfettamente in due, e dando la spinta per un balzo ruotato la cui lama di ritorno pensò ad entrambi gli assalitori. Fu così netto che gli organi rimasero per parecchio sospesi, in naftalina, da sezione proeducazione, prima di ricadere nell’accecante denuncia delle neve (neve?). Il terzo era già alla fine della carica. L’anemos in volo corresse l’atterraggio, sbalzò indietro per fargli passare il climax e poi rientro prima con un piede per sbilanciarlo e poi sfogando tutta la sua rabbia con un manrovescio che rese bocca mento e guance del nanoih sola cosa. Gli altri erano partiti, ma l’ombra d’anemos fu la sola cosa che colpirono. Riprese la sua danza, quasi inebriato dalla sua forza. Quanto a Laz, era un muro d’aria. Due di loro, immobili, lo fissavano come per assicurarsi che non volesse scappare da qualche parte. Sembrava il corpo di un re morto, prezioso quanto inutile.

-La regola sei tu. Le regole sono cardini che sostengono il mondo, alberi attraverso cui dondolarsi per plasmarlo. Come questa…- la spada sta ferma, era il guerriero ad adagiarsi a lei, rapito.

-Ma sarò sempre una danza solitaria, anemos.-

Un nano più grande degli altri si fece avanti, parando un mulinello del gigante senza subirne l’onda d’urto. Questi si fermo, esterrefatto, come destatosi da un lungo sogno.

-La trance è finita, eroe …-

-Dovevo percepire che erano tuoi. Troppo scarsi, per essere di confine.-

-Non direi…ti hanno colpito bene…-

In quel momento le gambe del gigante iniziarono a tremare. Questi se le testò, represse una cascata di parole disarticolate, e indietreggio.

-Avevo un disegno, ed è stato eseguito.-

-Ma…hai perso quasi tutti i tuoi uomini- sputò sangue. Un poco esagerato. Ma in carenza di effetti speciali la sceneggiatura migliora .Questione di sopravvivenza.

-Quanto basta per il fine…si immolano per qualcosa…ora o scappi senza fare danni, o resti qui a marcire…-

-Il ragazzo…-

-Il ragazzo resta qui…un tuo moto di generosità deve avere dietro una lunga e interessante spiegazione…e stranamente per la mia razza, io sono curioso…-

-Io…non si scherza con gli angeli, Tairo…da qui sei un basso cadavere che cammina- e scivolò indietro, un grosso sfarfallio seguito dalla piccola ombra del proprio spacciatore, che Laz solo allora notò.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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