Paolo Mereghetti e la critica

Paolo Mereghetti, Controra e Il centenario che saltò dalla finestra | Video diario dal BIF&ST 2014
12 Aprile 2014
Gigolò per caso e i premi finali | Video diario dal BIF&ST 2014
13 Aprile 2014

Paolo Mereghetti e la critica

Four incontra Paolo Mereghetti e discute del futuro della critica cinematografica

mereghettiE’ probabilmente il più famoso critico cinematografico d’Italia. Firma di punta del principale quotidiano italiano Il corriere della sera, Paolo Mereghetti per gli appassionati è soprattutto il titolare de Il Mereghetti, il più venduto, amato e odiato dizionario dei film in Italia, atteso a ogni nuova edizione per scatenare dibattiti e polemiche. Lo abbiamo incontrato al BIF&ST di Bari, alla fine di un convegno dal titolo La critica cinematografica è morta! W la critica cinematografica, curato da Franco Montini (presidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici), e a cui hanno partecipato tra gli altri Piero Spila, Maurizio De Bonis, Silvana Silvestri, Paolo D’Agostini e Sergio Naitza. Durante il convegno si è parlato dello stato di salute della critica, ma anche del ruolo del web, riaprendo dibattiti sul senso della critica, sul ruolo del web e sulla contrapposizione, sempre meno celata, tra carta e pixel, contrapposizione che evidentemente ha poco senso.
“La critica non è morta, chiaramente, anche se c’è qualcuno che ha fatto e sta facendo di tutto per ucciderla. Ma oggi più che mai la critica è un’attività fondamentale della cultura, di ogni tipo di arte, la vita o la morte della critica dipende solo dalla volontà di adempiere alla missione. E qualcuno ancora c’è”. Ma questo qualcuno deve scontrarsi, tra i molti problemi (in primis il fatto che per l’industria culturale italiana la critica non è più un’attività professionale, che crea reddito o profitto), con la riduzione sempre maggiore dello spazio per la critica e i critici, sui quotidiani e persino sulle riviste specializzate: i festival e il cinema sono eventi informativi non culturali o artistici, e non c’è più bisogno che a seguirli siano inviati competenti. Il punto ora è ritrovare, forse creare quegli spazi: “La storia ci insegna che la critica ha fatto di tutto per seppellirsi da sola, senza adeguarsi ai cambi di linguaggi e di media; ma in generale, stampa e media, preferiscono l’entusiasmo e l’incenso piuttosto che la riflessione: ultimo esempio è Quando c’era Berlinguer di Veltroni, che tutti i quotidiani hanno recensito attraverso i loro commentatori politici, mettendo di nuovo da parte i critici, parlando della figura di Berlinguer e non del film, come se avessero paura che il giudizio cinematografico fosse meno accomodante di quello sull’uomo politico”.

Certo, la rete e le sue nuove possibilità possono aiutare a creare quegli spazi che la carta riduce sempre più, ma Mereghetti è dubbioso, forse diffidente, in merito, avendo paura cheDizionariodeiFilm2014 l’esaltazione cinefila o la preparazione nozionistica prendano il posto dell’analisi, l’amore per il nuovo sostituisca il classico, cercando di non perdere di vista l’imperativo etico, civico e culturale alla basa della pratica critica. Il problema non può essere, in una civiltà più o meno globale, solo italiano, e bisogna trovare il modo di affrontarle a raggio ampio: “Tolta la Francia, che ha una storia culturale a parte, anche l’Inghilterra o gli Stati Uniti non stanno bene, come dimostra la necessità di critici rinomati di aprire dei blog per poter scrivere decentemente. A maggior ragione, bisogna continuare a lavorare, a tutti i livelli, non solo scrivendo e l’attenzione del pubblico dimostra che forse abbiamo ragione. Le persone che mi fermano per parlare dei miei giudizi, o anche il fatto che il dizionario nonostante peso e costo sia ben venduto, mi dà un segno di speranza”.
E allora, unico modo di evitare gli ostacoli è evolversi assieme al lettore o al pubblico: per esempio trovando un modo di parlare e scrivere che unisca la semplicità e il rigore, imparando per esempio dalla storia dell’arte di Gombrich. “E’ un metodo che sperimento al massimo proprio nel dizionario, le cui schede con il loro poco spazio mi costringono a essere chiaro, esaustivo e preciso. E funziona, vista la reazione. Per esempio, detesto i giochini di parole o le battute, che magari provocano il sorriso, ma sono facili, valgono per qualunque film e non lasciano in mano nulla al lettore, nessuno strumento di comprensione”. Per questo diventa capitale analizzare i limiti della sua categoria, in un’anti-storica contrapposizione tra carta stampata e web: se i limiti di Internet e della sua critica sono stati espressi più volte, bisogna anche inchiodare i responsabili della degenerazione della critica togata (che senza fare nomi, si trova spesso a firmare sulle maggiori testate): “Dobbiamo capire, e spesso non lo facciamo, quale lettore abbiamo di fronte, per chi scriviamo. Ogni giornale, testata, realtà editoriale ha una politica editoriale, e quindi un modo di scrivere, diverso. E’ un limite che se non sei bravo può castrarti, ma può anche diventare un vantaggio: come nel cinema classico, non poter dire o far vedere certe cose, permetteva ai registi di raffinare il loro modo comunicare, suggerendo gli stessi concetti vietati. Internet questi limiti non li ha, e se questo dà una libertà infinita nega anche – potenzialmente – il controllo di ciò che viene scritto. Il rischio è di non confrontarti con il pubblico, o almeno questo era vero fino all’avvento dei social network come veicolo di diffusione”.  Alla base di tutto, deve esserci sempre l’amore e la passione per il cinema, la voglia di scoprire ed emozionarsi: “Certo, è più probabile che mi emozioni con Gary Cooper che con I soliti idioti, ma andare al cinema e vedere i film è sempre un gesto che mi dà qualcosa”.

Detto questo anche Paolo Mereghetti sta pensando a sbarcare sul web, con il dizionario soprattutto, per cui il critico sta ideando un sito in cui raccogliere le schede ma anche il pensiero dei suoi autori, renderlo riconoscibile, dargli una sorta di tangibilità fisica, per non disperderlo nel mare magnum, questo significa che anche Mereghetti come Roger Ebert o Bertrand Tavernier avrà un suo blog. Forse: “Dieci anni fa ci provai, ma non riuscivo a gestirlo, perché se non rispondevo ai commenti subito mi prendevano a parolacce. Perché poi, prima del cinema, c’è la vita e vivere, fare ogni tipo di esperienza, aiuta a capire meglio il cinema. Essere sempre connessi, sempre attaccati al cinema, senza conoscere o concepire la vita, ti fa perdere il senso della realtà. In questo spazio che dicevo prima, dove ci potrebbe essere il dizionario e non solo, mi ritaglierò anche spazi per me: ogni tanto, sento ancora il bisogno di scrivere interventi a spron battuto, un commento fugace che possa innescare dibattiti. Tutto sta nel trovare il modo, la vita è una sola”.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.