Gran Gala “Il Cigno Nero”: serata di stelle e contrasti all’Auditorium Conciliazione

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Gran Gala “Il Cigno Nero”: serata di stelle e contrasti all’Auditorium Conciliazione

A Roma, il gala a cura di Daniele Cipriani con Giuseppe Picone, Ashley Bouder, Joaquin de Luz.

 Ashley Bouder

Contando sullo spazio ideale e sottile in cui gli estremi finiscono per toccarsi, il Gran Gala “Il Cigno Nero” ideato da Daniele Cipriani scorre armonioso, scongiurando il pericolo di accostamenti stridenti tra personalità differenti e stili lontani. Pur apparendo la più semplice via per la popolarità di un evento, la scelta di comporre un gala intorno a figure di spicco del mondo del balletto nasconde in realtà finalità ammirevoli e, certamente, notevoli insidie. Non è impresa facile mantenere un senso di uniformità che assicuri la fruibilità della serata da parte di un pubblico appassionato (ma non necessariamente tecnico) e nemmeno dare linearità ad una sequenza di estratti senza poter contare sull’unità drammaturgica di una trama o sulla riconoscibilità di un unico accompagnamento musicale. Al di là dei gusti e di ogni possibile idiosincrasia dei puristi del genere, fa onore all’organizzatore Cipriani, l’aver portato in Italia una tipologia di eventi che all’estero già accompagna le stagioni dei migliori teatri, con il duplice obiettivo di avvicinare il pubblico meno esperto all’impegnativa visione di un balletto di repertorio e di dare il giusto tributo ai beniamini degli spettatori più abituali. A questo, Cipriani aggiunge il dichiarato intento di promuovere la visibilità di talenti giovani (e italiani) affinché, illuminati per ora da stelle affermate, possano iniziare a brillare di luce propria.

asheley bouderAuditorium Conciliazione pieno dunque, lo scorso 3 aprile, per la prima romana del gran gala dei contrasti, tra principi e donne-cigno di opposta verve e natura. Stelle indiscusse della serata Joaquin de Luz (principal dancer del New York City Ballet) e la nostra étoile Giuseppe Picone, danzatori distanti per stile e aspetto, ma ugualmente sicuri e passionali su un palcoscenico che brucia al loro passaggio. Splendido, Picone, nel pas de deux del Cigno Bianco (Il lago dei cigni, II atto) con Marianna Suriano (Opera di Roma). Pur compiaciuti dell’ottima tecnica di Suriano (che ne evidenzia l’eccellente formazione scaligera), nonché della convincente interpretazione di eterea donna-cigno e disperata amante, ci scopriamo rapiti dall’irresistibile carisma di un Siegfried straordinariamente moderno. Lontano dallo stereotipo del principe stralunato e confuso, Picone dipinge in scena un personaggio profondamente umano che accarezza e trattiene Odette come a volerne estrarre e conservare tutta la fisicità di donna prigioniera e dannata. Attratto e impaurito dalla bellezza del cigno, Picone-Siegfried si espone totalmente al pericolo di un amore impossibile, lasciando che sia la disperazione musicale di P.I. Čajkovskij a presagirne il drammatico epilogo.

Joaquin de Luz entusiasma il pubblico nell’assolo di David Fernandez Five variations on a theme su musica di J.S. Bach: consapevolezza tecnica ed espressiva ne fanno un danzatore dal fascino accattivante che cattura gli spettatori per l’apparente semplicità e naturalezza con cui passa da movimenti fluidi e rapidi a virtuosismi esplosivi e abbaglianti. E persino nel classico più puro del pas de deux del Cigno Nero (Il lago dei cigni, III atto) conserva un piglio vigoroso e vivace che ne rende straordinariamente coinvolgente la performance.

Interessante la trasformazione di Ashley Bouder (principal NYCB) da La morte del cigno al Cigno nero (pas de deux, Il lago dei cigni III atto), ma è paradossalmente nel primo pezzo che troviamo più attraente il contrasto tra il corpo muscoloso e le ampie spalle della danzatrice americana e l’impalpabilità del cigno morente. È nei movimenti inconsueti e quasi moderni di M. Fokine, nel corpo contratto e nelle ali tese di Bouder, che riconosciamo la misura del finale struggente di un volo interrotto. La ritroviamo passionale e diabolica in un Cigno Nero indubbiamente ben eseguito ma probabilmente meno originale: personalità esplosiva e volto cinematografico, Bouder porta in scena una Odile in linea con le più consuete rappresentazioni della donna ingannatrice, restando immersa nella totalità del nero senza rischiare le sfumature ambigue di un personaggio controverso.

Molto buona la performance della giovanissima Flavia Stocchi (Tre Preludi di Ben Stevenson su musica di S. Rachmaninov) che, tra le sfumature scolastiche di una formazione tecnica eccellente, lascia intravedere margini ampi di maturazione espressiva. Alla sbarra, si osservano e sfiorano due danzatori, tra le consuetudini di un allenamento incessante che li trasformerà nelle creature meravigliose di un palcoscenico di luci e passioni. Accanto alla bellezza elegante e alla morbidezza felina di Giuseppe Picone, Stocchi, per nulla oscurata dal partner d’eccezione, sembra possedere innata (e forse inconsapevole) presenza scenica che, tra i tratti di una delicata discrezione, nasconde guizzi di vivacità e sicurezza inattesi. Bravo anche Alessio Rezza (Opera di Roma), tecnica precisa, ottima elevazione nei salti, presenza scenica notevole.

Calorosi gli applausi del pubblico romano durante il trascinante defilé finale degli artisti.

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