A Teatro Senza Stelle di Andrea Ciommiento

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A Teatro Senza Stelle di Andrea Ciommiento

SenzaStelle

Oggi le città hanno paura della notte tanto da illuminarla a giorno. Incipit ideale de per esemplificare il senso del lavoro del drammaturgo e regista Andrea Ciommiento.

Sei protagonisti disposti in cerchio su di una scenografia spoglia, libera, liberamente percorsa e a tratti premuta contro l’inferno. Sei personaggi che si pongono domande sul passato, sul presente ed il futuro. Inneggiano alla ragione vinta ripensando la rivoluzione. Approcciano alla filosofia dei giorni andati per ritornare su quelli persi e sperati. Ma non tutti sembrano essere passati invano. Sono tre ragazzi e tre ragazze. Si conoscono bene, alcuni di loro sono amici, due sembrano essere amanti, due sono di sicuro fratelli. Cercano un lido sicuro guardando verso l’orizzonte, al di sopra del precipizio della loro terra. Scherzano e ballano bellamente quando tutto sembra perso. Alludono ad un processo di scrittura e al taccuino dello scrittore (citando Charles Bukowski), di colui che non sa trovare la definizione delle cose, del proprio essere e di tutto quel che gira attorno, anche per chi ha un lavoro comune e finisce per sbandierarlo fieramente. Lo scrittore è sollecitato ad uscire e a pensare meno, altrimenti non vivrà quel che deve vivere in mezzo agli altri.

Ma la notte se ne sta lì, muta, assolta, pronta a dissolvere le luci ma non i sogni di questi ragazzi che ci vogliono credere, perché possono.

A dare risalto allo spettacolo non è di certo il ramo scenico, piuttosto è evidente quanto la compagnia di attori, nella quale dominano gli uomini (Dario Eros Tacconelli, Enoch Marrella e Daniele Parisi), dimostri di avere una connaturata armonia (che in proporzione si legge di riflesso sulle donne, Fatima Corinna Bernardi, Lara Brucci, Anna Elena Pepe).

Senza stelle  è la limpida dimostrazione che quando c’è feeling tra gli attori le cose possono solo che favorire le loro virtù interpretative. Ciò si respira sin dall’inizio e in fattispecie nella parte centrale dove il ritmo sale e si fa più concitato per poi accomiatarsi nella quiete del finale, a pochi istanti dal riposo. Anche quello, infine, concerta la scena di un’aura di luminosità e di serenità, lì più che mai, raggiunta.

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