Il Cantico di Pietra Sesta estasi

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Il Cantico di Pietra Sesta estasi

Il Cantico di Pietra Sesta estasi

La gente andava e veniva, stare fermi e affidarsi agli altri per una minima, sconsiderata idea di movimento. I due

sembravano legati da un fastidioso legaccio invisibile.

-ho cognizione che i nostri ti appaiono assalti solitari…kamikaze bohemiene, presumibilmente…nelle sale avrai visto drogati e assuefatti, e il vecchio ci sarà andato pesante…- si fermò, poi riprese con un’indifferenza impostata, seppur notevole, -…devi essere speciale, c’è gente che dopo epoche con noi ancora non l’ha visto…- il tono tornò normale,

-…ma la storia è così che avanza…è un filtrato, strutturato attimo tra banchetti imbastiti di resa e sistematici credi, mentre risuona l’ilare spasmo della verità, del bene, o di chi mai ne faccia le feci…dobbiamo prenderla con violenza, con epico incedere…-

-C’è molta chiusura nel vostro estro…una sorta di non compromesso…una cavalcata chiassona senza disegno…-

-Nessun disegno esiste. Chi ha tracciato la democrazia e la fratellanza edificò una gabbia, e per quanto ci allungavamo il domani giocava spensierato al di fuori…l’individuo ha in sé la forza, basta educarlo un minimo a pensare più nel coraggio…-

-Non tutti hanno questa sicurezza…-

-Non è avere, è essere e non farsi domande su un illusorio possesso; è ritrovarsi figli del domani…con il compromesso gli eventi rimangono ciclici, ragazzo…assiomi, leggi, probabilità, relativismo: tu non sei solo questo…i bimbi ridono dell’inutile complessità degli adulti, dell’affanno verso brividi già profondi, celati…quando, all’imbrunire, tocchi qualcosa nell’aria…quando avverti dentro te l’infinito, udendolo zampillare dissetando le mute melodie delle domande senza albore…quando diventi eterno in un bacio nato da un’assenza sublime…dimmi, sei affamato in tal modo di nomi e luce?-,

Laz capì che non era un discorso prototipico: in pratica lui era audience passiva in un dialogo di stima
interiore,

-…sentirlo, abbandonarsi alla sensazione, al risveglio accoglierlo, il sentore a noi riservato; affidarlo ad un luogo, a un vestito, a una gerarchia…questa la nostra caduta…così arroganti da ricondurre la vita al palmo delle mani, così ossessionati da costruire una cornice che tutti c’imprigiona…possiamo immaginare Dio? Controllarlo? Trovarlo nelle prime foglie morte d’autunno? E guardare l’azzurro terso come non appartenesse ai respiri, e ai silenzi, d’un riflesso emerso stanco, e distante…-.

Sì, decisamente un monologo.

-Bello da vivere…non da esportare…-

-Da esportare non è facile, è una continua apocalisse…ma ci riusciremo, prima o poi…e faremo crollare questo cammino, questa marcia forzata di questuanti che ci sperde, invece di renderci rotta e potenza…- vorticò lo sguardo nell’aria arsa d’agosto.

Laz gli fece il verso, impomatando la voce, strozzandola quasi: -ci rimane una lotta per non dimenticare?-

-Hai bisogno, per sentirti vivo, di tante fradice menzogne? Stare con gli altri implica codici, linguaggi, matrimoni, compleanni, convenzioni, prove di forza…non potremmo un bacio, leggero, sulle ruvide labbra di un giorno senza sogni?-

-Il tuo ego ammorba il tuo mondo…- ma l’interruzione scivolò sul volto dell’anemos, che ormai si era incastonato in un iperuranio insondabile.

-Il mondo sta morendo, è ciò che con più facilità muore…solo l’anima può salvarlo…qui, persi nell’irrazionalità del razionale…qui, un numero e alcuno ci salverà…qui, e questo andarsene nel silenzio che rinnega la stessa opera del nascere, ed essere…-

Qui, dove tremando lo guardo vivere storie che io posso solo raccontare. E ancora non so se per fortuna o
maledicendoci.

Non devi maledirci o temerci. La tua ora è già giunta.

Una folla si era radunata. L’attenzione dei media forse si è era destata.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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