Vengo a Prenderti Stasera con Diego Abatantuono

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Vengo a Prenderti Stasera con Diego Abatantuono

di Federico Mattioni

Ninì&Mauro

Salotto; alta scrivania piena zeppa di cassetti e cassettini. Un divano su cui sta sempre un comico. Un comico al tramonto che se ne sta lì giusto per ammazzare il tempo, senza essere consapevole del fatto che è il tempo ad ammazzare lui. Uno di quei comici che nella vita non ha mai avuto successo. Vicino al divano una tavola da stiro con sopra una camicia di jeans in posizione per essere stirata. Uno stereo che trasmette canzoni degli anni ’60. Un poster di Provaci ancora Sam. Due lampade accese per illuminare l’accogliente spazio, affacciato su un condominio illuminato dalle luci notturne di una metropoli. Un guanto da pugile appeso ad un appendiabiti e un pungiball massiccio il giusto. In più, su un comodino, whisky e vodka. L’attore comico è consumato dalla noia e dal tormento dei suoi insuccessi che lo costringono a rivangare su quel che poteva essere ma che non è mai stato. I disturbi incauti di una portinaia; il memorandum di alcune battute d’annata che non facevano mai ridere e l’improvvisa, inattesa, visita di un uomo anziano, o meglio, della Morte in carne e ossa. Aveva preso un appuntamento ed eccola, elegante, sbeffeggiante, a tratti invadente. C’è una Morte per ogni categoria e al malcapitato di turno tocca ovviamente quella dei comici. Ma lui non può essere portato nel paradiso dei comici perché quello è un posto che spetta solo a personaggi di un certo calibro, come ad esempio Stanlio & Ollio, Jack Lemmon e Walter Matthau, Totò, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, John Belushi. Lei lo mette alla prova, lo canzona, incoraggiandolo però a pensare positivo, d’altronde dall’alba successiva non avrà più dolori e potrà essere accolto con un cocktail di benvenuto. Il viaggio non sarà breve ma Lei ha fretta, tant’è che ha parcheggiato in doppia fila e, un romano, di Roma, lo insulta dal basso (è la voce di Marco Giallini). D’altronde, vivere è un’abitudine dura a morire e questa Morte si è ormai assuefatta, tant’è che per confortare lo sconsolato comico dice che sta messa peggio quella dei politici che proprio non se ne vogliono andare. Eh sì, davvero una cattiva abitudine.

Nini Salerno e Mauro di Francesco (tuttoteatro.blogspot.com)In scena al Teatro Olimpico di Roma dal 4 al 9 Marzo, e tratto da La Morte dei Comici di Lorenzo Beccati e Valerio Peretti Cucchi, sceneggiato in questa nuova versione da Diego Abatantuono, Ninì Salerno e Giovanni Bognetti, diretto da Diego Abatantuono e interpretato dall’istrionico Ninì e da Mauro Di Francesco, lo spettacolo è innanzitutto uno show di bellezza visiva (ricco di visionari allestimenti speciali), ma soprattutto di mordace ironia che azzecca tempi e toni tragicomici. La presa sul pubblico, oltre che nell’acume linguacciuto del testo riadattato, è data dalla bravura di Ninì Salerno, forza propulsiva dello spettacolo. Il testo sembra essere stato influenzato da un racconto di Woody Allen che narra della Morte in visita ad un uomo solo all’interno di un appartamento (non per niente, c’è un poster che lo omaggia nella scenografia dello spettacolo allestito). Tra il primo e il secondo atto si avverte un pò di ripetitività nelle battute decantanti il ritratto pigro e disordinato del le loro rispettive vite. Alla fine si ha un sentore di prolissità. Il terzo tempo ideato dal regista e sceneggiatore, pare essere un tentativo di riacchiappare il pubblico con un’ironia che però è volta solo a sbeffeggiare collaboratori, pubblico e presenze in sala. Ridere o tentare di farlo fino alla fine è davvero un’abitudine dura a finire.

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