Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek

Il Cantico di Pietra Quinta Estasi
6 Marzo 2014
German Cake
9 Marzo 2014

Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek

E’ un monito per gli spettatori quello che Ferzan Ozpetek lancia fin dal titolo del suo ultimo film. Allacciate le cinture ti avverte, mette le mani avanti su quello che potrà succedere: incontri, scontri, amori di facciata, tradimenti, passioni e drammi carnali e familiari. Il tutto a grande velocità, senza avere il tempo di riflettere sulle cose che la vita ti pone davanti, sulle possibilità e sulle sfide che poi ti catapultano da uno stato attuale dei fatti ad anni dopo, in un batter di ciglia.allacciate le cinture Lecce. In un giorno di forte pioggia, sotto una pensilina affollata, Elena (Kasia Smutniak), bella ragazza di famiglia per bene e con uno spiccato spirito imprenditoriale, si scontra con Antonio (Francesco Arca) che, non nascondendo con nessuna vergogna la sua pochezza nei modi di fare, si accanisce verbalmente sulla bella ragazza. Lui è di estrazione sociale diametralmente opposta a quella di Elena: proletario modello, fa il meccanico in una officina del paese, è burbero ed omofobo. Nessuno, seguendo la logica del ben pensare perbenista, avrebbe voluto vederli insieme. Ma si sa, nella migliore tradizione del pensiero comune, “gli opposti si attraggono”, ed eccoli a consumare clandestinamente la loro passione, appartati in una bellissima spiaggia. Nascosti agli occhi dei più, ma soprattutto dei rispettivi compagni. Si, perché sia Elena che Antonio sono fidanzati rispettivamente con Giorgio (Francesco Scianna) e Silvia (Carolina Crescentini) personaggi di una storia che si svolge tra i tavolini e il bancone di un bar in cui sia Elena che Silvia lavorano. Loro, migliori amiche da tempo, legate ancora di più dalla presenza di Fabio (un poco convincente Filippo Scicchitano), amico gay che hanno in comune. A fare da contorno a questa storia d’amore e odio, la presenza della mamma e della zia di Elena (Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci) con cui la ragazza vive. Durante una giornata di relax con la zia, Elena, in seguito ad una visita, scopre di essere affetta da un brutto male e lì comincia la sua corsa contro il tempo, la sua battaglia contro la vita che sembra premere sull’acceleratore dell’imminente dramma. Con una traslazione temporale di circa 13 anni, vediamo Elena madre di famiglia, debilitata, non più energica e solare, che si consuma all’interno di un letto di ospedale tra chemioterapie e visite familiari. Ad alleviare le sue sofferenze (ma non tanto le nostre) una comica compagna di stanza, la brava e quasi irriconoscibile Paola Minaccioni (già cara ad Ozpetek) malata e afflitta da un’altra bruttissima malattia.
Allacciate le cinture è una storia intensa che mescola gli aspetti più belli ma anche drammatici dell’esistenza umana. Attinge un po’ da ogni elemento essenziale: il rapporto d’amicizia vero, quello un po’ più falso e disinteressato, l’amore passionale e quello più abitudinario, i momenti felici e spensierati e quelli più duri e drammatici, il futuro incerto e la voglia di farcela. Un quadretto in cui ognuno può riconoscersi un po’. Ozpetek delinea il tutto attraverso un suo stile sempre riconoscibile, un tragi-comico agrodolce che cerca di bilanciare la narrazione che però non viene sostenuta dallo spessore dei personaggi che restano sempre un po’ vaghi e poco convincenti. Al di là della valida interpretazione di Kasia Smutniak, personaggio fulcro dell’intera storia, resta poco convincente e coinvolgente il personaggio del macho dongiovanni Francesco Arca, che non riesce a creare la giusta alchimia che dovrebbe esserci. Non bastano tatuaggi ed un fisico palestrato per poter convincere un pubblico che non vuole essere solo attratto da carne umana in bella mostra. Interessanti i personaggi della mamma e della zia sempre un po’ sopra le righe, di contorno quelli di Scicchitano, Crescentini e Scianna. Degno di nota invece, il cameo di Giulia Michelini, che grazie alla sua passione per la medicina, ritroviamo dai tavolini del bar dove cercava di studiare, all’ospedale, a prendersi cura di quella Elena che al tempo, si prendeva cura di lei portandole ogni giorno un caldo cappuccino. E’ ora una dottoressa affermata che cerca di dar lei un segno di speranza, anche quando di speranza non ne rimane più tanta. Con uno stile tipico di Ozpetek e con una poetica che si sofferma sempre nei meandri dell’animo umano-e soprattutto femminile-, il film riporta alla luce un nuovo intreccio, ben delineando e caratterizzando alcuni personaggi (come la mamma e la stramba zia), ma non lasciando loro il giusto spazio che magari avrebbero meritato. Allacciate le cinture è un film in cui ci sono tutti gli elementi cari al regista turco, che vengono rimescolati in un prodotto sì d’impatto emotivo (soprattutto per i più deboli) ma anche un po’ visto e stereotipato e che percorre nuovamente, saltellando un po’ qua un po’ di là, la sottile linea dicotomica tra dramma e commedia.

Comments on Facebook

Comments are closed.