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Intervista al cantante calabrese Dante per Four Magazine.

Via Gleno riporta Dante sulle scene dopo una brutta vicenda di ‘ndrangheta e mala-giustizia

Innanzitutto Dante, com’è stato ritrovare la musica nel senso più completo del termine dopo le vicissitudini giudiziarie? Come hai mantenuto viva la passione, ma anche la mano nello scrivere e comporre?

Non l’ho mai abbandonata e non mi ha mai abbandonato, per fortuna Copertina CD_Via Glenodirei! La scrittura era l’unica cosa che non potevano togliermi, mi svegliavo di notte e scrivevo, è stata la compagna fedele gran parte delle canzoni le ho scritte li dentro.

In Via Gleno si sente che l’urgenza di raccontare il tuo caso si sposa anche con l’amore per un certo tipo di musica: come hai elaborato i testi e le parti musicali?

I testi li ho scritti in carcere, le melodie nascevano dalle emozioni che provavo, ma non potevo suonarle, io da sempre compongo con la chitarra, ma lì era vietata a causa delle corde di acciaio con cui avrei potuto farmi o fare del male. Immaginavo gli accordi e scrivevo, spesso usavo delle pentole per la ritmica, le capovolgendole e le suonavo con le mani cantandoci sopra.

Sia per l’orizzonte musicale sia per alcuni dei musicisti coinvolti, il disco ricorda molto gli attimi più malinconici o intimi di Vasco Rossi: chi sono le tue fonti d’ispirazioni, in generale e per questo disco in particolare?

Vasco è stato splendido e vorrei ringraziarlo insieme al suo fonico Nick Venieri, per aver dato la disponibilità di mixare i brani nel loro studio. Non mi sono ispirato a nessuno, ho scritto ciò che sentivo e provavo in quei momenti drammatici e terribili, basti pensare che sulla mia testa pesava un’accusa che, se provata, mi avrebbe condannato a 30 anni di carcere.

Al disco è abbinato anche un libro in cui racconti la tua vicenda, come se uno fosse la colonna sonora dell’altro?

Infatti uno è la colonna sonora dell’altro, la colonna sonora della mia vita, sradicata e umiliata da un PM senza coscienza.

La vicenda giudiziaria ancora non è finita: oltre a notare i tempi infiniti della giustizia, cosa ti aspetti e come affronterai l’attesa?

Dura da 11 anni, mi aspetto che l’incubo finisca, affronto l’attesa come sempre, vivendo in sospeso.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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