Il Cantico di Pietra Quarta estasi

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Il Cantico di Pietra Quarta estasi

Il Cantico di Pietra Quarta estasi

quarto

-Quali conseguenze?-

Io e te…noi…siamo il fuoco e il ferro delle future stirpi. Saremo maledetti e lodati. Io porto qualcosa dal Principio. Dal primo uomo.-

-Il primo uomo?-…ci fu un tempo senza uomini? Seriamente, possiamo immaginarlo? Ci è dato? -…fosti creata con…lui?-

No, fu lui a fabbricarmi…povero Lucifero, mi costruì per amplificare l’opera del padre. Per lodarlo. Prima di ogni luogo, cantico e sacrificio. Ma il maestro non volle essere superato, una sfida era ed è per lui ogni risposta al suo monologo. Dimmi quale genesi peggiore esista…

-Sei stata rifiutata, quindi? Per essere un’imitazione dell’imitazione?-

Forse. O forse no. Io non sono una cosa. Io permeo i mondi. Eppure il mio vero viso riposa tra catene infinite di maschere. Alter è il mio nome. Io sono il meta. Ciò che parla di sé.-

-Sei autocoscienza? Il cogito?-

Sì…lo spazio tra cielo e terra, il parlare tra i propri due lati, poiché solitari noi non concepiamo…

-E’ d’ogni uomo questo…non in un simulacro, dentro un artefatto…-

Io sono…un esempio, un kata, un promemoria, l’ego collettivo ne è pieno…fammi scorgere la tua enciclopedia…io sono il calco del dna riflessivo, l’astratto, continuo e insonne dialogo interiore. Io sono la prerogativa. Cosa deve essere fatto, cosa è necessario, cosa è regola. In vari appelli mi hanno evocato, perché io evocassi e ricordassi ciò che era latente nella carne. Da Gilgamesh a Tesla, io fui cercata, e come Veste di Dio iniziai ad essere chiamata.-

-Poco delicato…-

Veste dell’uomo sarebbe stato più indicato…- ride, una risata perfetta, dalla durata perfetta, dal risultato perfetto, -…e un tempo ero solo questo, un orpello…ma l’uomo si è smarrito, e il mio monito ora si profila urgente…

Laz alza lo sguardo. L’anemos gli sta facendo segno di seguirlo, l’addestramento deve iniziare. Lentamente lui e lei si incamminano. Una sorta di passo dopo passo con la propria amata, un’amata a cui sai di poter mostrare tutto, perché l’ha già indovinato e, nonostante ciò, ha deciso di rimanere. E tuttavia temi che possa comunque lasciarti, non accettare in eterno quei compromessi, e la tua mente lavora, alla tua distruzione lavora.

Non sono in discussione, Lazriel…io, sono come quelle…

E accompagna gli occhi di Laz fino a coricarli sulle cattedrali che incombono dal cielo rarefatto, vette il cui riserbo crea borghi angusti, colmi fino all’asfissia di bancarelle, strilloni fusi e boutiques di grido, parassiti di un’epoca ricordata gentile, in cui le preoccupazioni riguardavano quali temi digitare nei gargoyles e che sistemi di canali piovani adottare tra le guglie. Un gioco di domino immortalato prima del suo necessario sfacelo, il minimo distacco di eghi pronti a collassare l’uno sull’altro. -Io mostro lo scheletro. Celebro la struttura. E non temo di nulla.-

Le chiese si avviluppano dai loro piedi come carapaci d’insetti pietrosi, un esercito filiforme e al tempo stesso solido, magnifico, tanto che le murature non sono che pelli delicate adagiate sulle croci di volta e sulle elastiche nervature.

Su, dove a malapena scorgi i nidi di uccelli disillusi, lo spettacolo è ancora più splendido…– lei gli sussurra, -…vicino alla strada gli scultori sono frenati dal comune sentire, ma sopra poterono scatenarsi…è un peccato che solo le aquile possano goderseli…

-Tu come fai a sapere che esistono?-

Lo so perché vi conosco. Sono il prototipo dell’intelaiatura dentro ciascuno di voi…

-E come mai me?…anche tu hai qualcosa da chiedermi?-: quando si è troppo gettonati, o la trama scricchiola o semplicemente sei diventato il pavimento.

No…sebbene per molto appartenei al Magister, non sono della sua risma…per lui noi siamo un investimento, un azzardo. Ti chiedo solo di essere te stesso…il resto verrà da sé. E io posso esserti utile, molto utile…

-Esattamente in cosa? Una cronista dagli albori, una lezione di storia o…un automa da compagnia?- l’anemos entra in una zona che stacca violentemente con il resto. Edifici più tozzi e squadrati, le cui pietre sorreggono murales di street art a stampo, guerrilla gardening a una prima occhiata, e finestre da cui umani ributtanti parlottano volgari di crossmedia bulimici.

Nel capirti. Nell’essere ciò che sei chiamato ad essere. Nel prenderti carico del tuo destino. Eliminare tutto quelle paure, quei timori eterodiretti, quelle leggende poste sul ciglio dei tuoi occhi per farti sbattere sempre negli stessi punti. Io posso renderti pragmatico. Efficiente. Una star da tragedia greca che ci arriva prima della solita spirale autodistruttiva…

-E come…- cerco di guardarla, e per un attimo prese una posa di profilo, da flash; poi si accorse dell’assurdità di cosa stava tentando di fare; infine cercò uno specchio, ma non ve ne erano alla sua portata. Qualche risata di scherno, sgradevole, -…intendi fare tutto questo?-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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