Il Cantico di Pietra Terza estasi

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Il Cantico di Pietra Terza estasi

Il Cantico di Pietra Terza estasi

terzo

-Ti è stato dato un supporto logistico, una tuta; dicono che hai problemi di sincrono. Sinceramente è la prima volta che sento una tale storia. Tutto facile, ultimamente. Nuove generazioni d’estri, puah.-

Laz se ne accorse solo al “facile”: una sorta di esoscheletro lo ricopriva pressandogli la pelle e scoprendogli solo dal mento in su. A guardarsi sembrava pesantissimo tanto scintillava metallico e ornato, eppure vestiva come intrecciato con foglie e densa aria. E lei s’insinuò nella sua testa, all’ombra dell’ombra artificiale. Un rimando infinito.

Nei vestiti specchio delle comparse, accomunate solo da identici calzari, lui la vide. L’armatura era anomalia. Un ballo in maschera in cui ti presenti con il travestimento d’ogni giorno, o un non ogni giorno in cui ti senti eterno e stridi col grigiore che ti inveisce contro con implacabile artiglieria. Un controsenso. Una sfida al mondo. All’inizio gli parve pacchiana. Esagerata. Grottesca. Poi lentamente calibrò lo sguardo. E gli parve l’unica cosa sensata in quei vortici di inconsistenza. Un predatore che si aggira tra le vittime, placido, godendo intensamente dell’attesa, legittimato dalla propria intrinseca superiorità.

Io sono Alter– la sua voce si propagò nei suoi neuroni sotto forma di tempesta in mandorle anestetizzante. Era lo sfrontato giro di danza che spezza l’equilibrio.

-Piacere, Alter…la balia sa di noi?-; non dovette indicare. Lei capiva. La sentiva come una seconda pelle, un involucro rispettoso dei propri pensieri, che con delicatezza e precisione interpretava ogni minima manifestazione o tendenza, vietandosi al tempo stesso di farsi legge e chiusura.

No.– L’anemos s’ergeva beota, un palo compiaciuto in mezzo alla folla, una star che crede di ammaliare il riflettore mentre si decompone ai margini del set, dove neppure il più disgraziato stagista ascolta i suoi capricci. -Immagino che nessuno lo sappia. È immemore tempo l’arco del mio sonno. Hanno tentato di forzarmi. Fallirono.-

-E io?-

E tu…tu non sei come loro. E questo lo sanno, pur se non possono immaginare le conseguenze…

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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