Il Cantico di Pietra Seconda estasi

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Il Cantico di Pietra Seconda estasi

secondo

La città non vibrava. Non tradiva più quello sfarfallio perenne che induceva a svoltamenti nell’arco di istanti. Il terreno era solido. Doveva esserlo. Il paradigma che lo soggiaceva non aveva dubbi. La visione del mondo non permetteva sorelle. Sane regole costanti. Sane ed arroganti ed accecate regole.

La realtà. Gli parve di vedere tutto per la prima volta. Come togliersi gli occhiali sporchi e comprendere che la propria vista contiene una purezza ineguagliabile.

Non che ci fosse molto d’ammirare. Tutt’altro. Ma i pennelli immersi nel fosco non avevano lasciato buchi. Una piazza dove tutti i conformisti si riunivano per chiacchierare del più e del meno. Una statua con un cartello “bagno per uccelli-vietato entrare alle memorie”. Minuscole vie laterali che si dipanano a raggiera svincolando alla prima occasione, dando l’idea di uno spazio senza entrata né uscita, perfetto. Una sorta di cuore pulsante.

-E tu sei l’infarto.-

Un anemos lo fissa. Lo stesso maestoso anemos che aveva visto comandare le giunoni durante la prova. E che aveva usato come simulacro, ma per poco, pochissimo, l’educazione per qualcuno è ancora un concetto romanico. E’ meno grande di quanto ricordava, ma comunque il suo travestimento, un lungo capotto verde marcio, non riesce a nasconderne l’eccezionalità in quel marasma di gente. Perché c’è molta gente. Tantissima gente. Ciascuna con un programma narrativo che non ha contatti con quelli degli altri. Anche se lo schema è identico, parola per parola, lettera per lettera, freccia per freccia. Il mercato dell’individualità è qualcosa di portentoso. Comunque il guerriero spunta da questo mare come uno scoglio apatico, che sfida i flutti e il sole che stranamente, anche se abbondante, non lo tocca. Un’ombra artificiale. Le ombre non esistono in natura.

-Sei nuovo, mi fu detto. Devo portarti ad una ronda, fu aggiunto. Sei piccolo, ma a questo si può rimediare. Quest’aria ingrassa facilmente. Basta trasformare il più in muscoli, nervi, rabbia.-

Laz annuì. Doveva essere il secondo Virgilio per conto del Magister. Apprezzava l’impegno profuso nel tutorial, l’appuntare tutte quelle risorse.

-Scelta saggia, la tua. Presto prevarremo sui finti eretici. E poi toccherà alla massa.-

Laz annuì di nuovo, meno entusiasta: il maciste dopato era un cane per ciechi. Probabilmente non sapeva nulla, solo che un moccioso doveva essere svezzato.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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