Breaking Bad

Steve Jobs e l’altro lato della mela
7 Febbraio 2014
L’Oroscopo di Glo Previsioni Astrali dal 10 al 16 febbraio 2014
10 Febbraio 2014

Nell’ultima stagione di Breaking Bad, la resa dei conti tra Walt e se stesso

breaking-bad-finale-12-770x513Per 5 stagioni e 6 anni, Breaking Bad ha rappresentato una delle punte di diamante della tv americana e mondiale, assieme a Mad Men, trasmesso non a caso dalla stessa rete via cavo AMC. Ora, finita anche in Italia trasmessa da AXN sul satellite, la serie di Vince Giligan lascerà un vuoto quanto a durezza narrativa, coraggio di regia, personaggi oscuri e memorabili. Eppure la 2^ parte della stagione conclusiva, non è stata tra le cose migliori delle serie. Forse per colpa della scelta alla base della divisione della 5^ annata: nei primi 8 episodi l’escalation criminale di Walt culminata con la scoperta (seduto sul cesso: tocco di grottesco inarrivabile) di Hank dell’identità tra il cognato e Eisenberg; nei successivi 8, la lotta tra i due parenti dai lati opposti della legge con ciò che ne consegue per le rispettive famiglie.

Nello spostare il conflitto dal totale al particolare, dalla nazione alla famiglia, la tensione si affievolisce, e soprattutto nella dilatazione di questa particolare storyline in 8 episodi i personaggi danno la sensazione nella parte centrale di girare un po’ a vuoto, la tensione è limitata a un solo conflitto e i risvolti della serie vengono come messi da parte. Certo, gli ultimi tre episodi, a partire dal bellissimo Ozymandias, si concentrano esclusivamente sui Walt, lasciandolo solo a fare i conti con se stesso e le proprie scelte fatali, e acquistano una densità di scrittura, una forza d’atmosfera che Bryan Cranston sa portare all’apice (i primi e gli ultimi 10 minuti di Ozymandias sono straordinari), arrivando a un finale coraggiosamente cauto prima del botto sopra le righe (sul filo del ridicolo, a dire il vero). Ma qualcosa nell’impasto di questa mezza stagione finale non è tornato. Fa niente e pazienza, visto che comunque il finale è soddisfacente e qualche cedimento non oscura la qualità di una serie che verrà ricordata a lungo. Tanto da far fibrillare all’idea di Better Call Saul, spin-off dedicato all’avvocato Goodman.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.