Auditorium Parco della Musica: Roma in “Equilibrio”

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1-23 febbraio, decima edizione del Festival della Nuova Danza diretto da Sidi Larbi Cherkaoui.

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La capitale si prepara a ricevere i più interessanti racconti contemporanei e le migliori suggestioni dal mondo con la decima edizione di Equilibrio, Festival della Nuova Danza. La consapevolezza di un progetto già avviato e riuscito, unita alla sperimentazione di originali formule e soluzioni,  promette al pubblico romano dell’Auditorium Parco della Musica un intero mese di luci, corpi e immagini di modernità in corso.

È nuovamente Sidi Larbi Cherkaoui, prodigioso creatore di architetture coreografiche e acuto osservatore di genti e culture, a sostenere la direzione artistica di un festival in costante crescita e rinnovamento. Non temiamo di peccare di eccessiva lusinga assegnando proprio al coreografo belga (al quarto mandato come direttore artistico) gran parte del merito di un simile successo, date la dedizione, la sensibilità e l’intelligenza espresse in ogni scelta.

Introduce Equilibrio 2014, nella conferenza stampa dello scorso 22 febbraio, Aurelio Regina, Presidente della Fondazione Musica per Roma: “Siamo giunti alla decima edizione di una delle rassegne più antiche dell’Auditorium (presente praticamente dalla nascita di quest’ultimo), nonché di una tra le più amate dal pubblico. Con oltre 150 spettacoli in dieci anni, Equilibrio ha accolto decine di artisti dal mondo e questo ha permesso che diventasse l’evento più seguito della danza contemporanea a Roma e in Italia. È sempre crescente l’interesse del pubblico per un festival basato sulla varietà e sulla novità, sulle grandi eccellenze internazionali e sulle figure più importanti della scena contemporanea. Il pubblico, in seguito all’assottigliamento degli spazi dedicati alla danza contemporanea, ha seguito questo evento con sempre maggiore attenzione nel tempo”.

Parte il 1 febbraio il Premio Equilibrio 2014 per il quale il direttore Cherkaoui ha selezionato sette finalisti tra gli artisti emergenti osservati nel 2013. Al vincitore verrà assegnato un contributo per la produzione dello spettacolo che andrà in scena in prima assoluta nel febbraio 2015 presso l’Auditorium. Confermato per il secondo anno, il Premio Speciale per l’interprete che permetterà al vincitore di scegliere un coreografo internazionale al quale commissionare una creazione.

Durante tutto il mese di febbraio, Equilibrio 2014 propone anche la mostra fotografica Equilibrio Fuori Scena dei fotografi dell’Auditorium Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello e dell’artista della fotografia di danza contemporanea Paolo Porto. Nelle foto, la danza contemporanea fugge dal teatro e dai palchi per scoprire l’espressività  dei luoghi inaccessibili e segreti dell’Auditorium. Continua il presidente Regina: “L’idea di fondo resta quella di coinvolgere il pubblico e le arti dappertutto all’interno dell’Auditorium affinché questo sia fruibile oltre gli spazi canonici e perché diventi davvero parte integrante della vita quotidiana dei cittadini romani”.

Interviene Carlo Fuortes, Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma: “Da quando si è formato il programma Musica per Roma il mese di febbraio è sempre stato quello dedicato alla danza. Il taglio iniziale del festival è stato ben interpretato da Sidi Larbi che ha scelto di guardare a tutti i linguaggi e alle esperienze della coreografia contemporanea nel mondo. A volte ha scoperto giovani non ancora consacrati dal successo internazionale e negli anni ha confermato un taglio interessante e unico alla rassegna. La danza contemporanea riesce meglio delle parole a raccontarci il multiculturalismo, l’intreccio delle esperienze nel mondo in cui viviamo, la contemporaneità. Il modo in cui gli artisti del mondo fanno questo risulta sbalorditivo ed è questo che dona un fascino particolare a questo festival. Sidi Larbi stesso è, del resto, sbalorditivo e sempre nuovo”.

Infine, il direttore Sidi Larbi Cherkaoui entra nei dettagli del programma 2014 approfondendone struttura e criterio: “Il focus di quest’anno non è solo l’Est ma il modo in cui le cose crescono; io mi pongo domande su dove stia andando la danza contemporanea e su come stia crescendo. Gli artisti selezionati quest’anno ci danno delle risposte sui diversi orientamenti della danza di oggi.  Cerchiamo di andare alla fonte della danza contemporanea e alcuni artisti sono stati scelti proprio per la loro capacità di staccarsi dal proprio stile originario e di andare verso la danza contemporanea (partendo, ad esempio, dall’ hip hop). Ad esempio, abbiamo una coreografa francese di origine vietnamita, Anne Nguyen (‘Autarcie’, 10 febbraio) che basa il suo stile sull’hip hop ma presenta un lavoro che per struttura interna si avvicina al linguaggio della danza contemporanea. Un altro esempio in contrasto è il lavoro dei due coreografi Sebastien Ramirez e Honji Wang (‘AP15’, 21 febbraio). Partono dall’hip hop ma si allontanano dallo stile originario. Sarà dunque interessante per il pubblico scoprire come Nguyen e Ramirez/Wang, pur partendo da stili analoghi giungano ad espressioni molto diverse. Non ha bisogno di presentazioni Akram Khan. Il nuovo spettacolo è un’ode ad Igor Stravinskij (‘iTMOi’, in the mind of Igor, 18 e 19 febbraio), un lavoro molto dark ed inquietante contemporaneamente in cui ritroviamo anche il linguaggio della danza popolare. In contrasto a questo propongo ‘Rian’ dei Fabulous Beast (8 e 9 febbraio). Il contrasto consiste nel fatto che qui ritroviamo quello che non c’è in Khan: c’è molta luce e gioia, il desiderio di godere del piacere della danza. C’è poi il coreografo giapponese Kaori Ito (‘Asobi’, 12 febbraio) che ha costruito il proprio linguaggio lavorando con grandi artisti europei tra i quali Alain Platel. Ha una grande esperienza come performer e il suo stile è adesso molto nuovo; mi fa pensare ai movimenti delle marionette manovrate dai fili. Dal Giappone viene anche un altro grande coreografo e performer con il quale ho collaborato personalmente, Shintaro Oue (22 febbraio, ‘Protocol relating to status of bucket and rope’). Ha il primato del titolo più lungo! Questo è tipico per lui, uomo di grande umorismo. Il suo lavoro è teatrale, quasi surrealista, divertente e semplice allo stesso tempo. Potrebbe diventare assurdo ma una volta compreso ti porta avanti nella conoscenza. Anton Lachky è tra i principali creatori del collettivo Les Slovaks ma qui porta un lavoro tutto suo, ‘Mind a Gap’ (15 febbraio). Lacky ha selezionato danzatori da tutto il mondo e troviamo il suo personale segno nei movimenti, nel dinamismo e negli scatti. I ballerini sono straordinari, dei veri virtuosi che però non si prendono sul serio (con un risultato di grande umorismo). Qui il contrasto è con il mio stesso lavoro. Lachky ha lasciato, per questo progetto, Les Slovacks, io sono andato incontro ad una compagnia. In ‘genesis’ (3 e 4 febbraio) lavoro con una grande danzatrice cinese Yabin Wang, vera star della danza classica e anche contemporanea. Fa tantissime cose, ha una grande personalità e ha saputo svilupparsi aprendosi a tutte le forme d’arte e di danza. Attrice, pittrice, riesce a fare molte cose a livello altissimo. Per questo progetto abbiamo fuso le nostre compagnie (quattro danzatori della mia compagnia e tre della compagnia cinese). Era la prima volta che lavoravo in Cina con dei veri performer. È stata un’esperienza bellissima perché ci ponevamo gli stessi problemi su dove stesse andando la danza. Anche lei stava già lavorando su questo tema. Il nostro è stato l’incontro di due persone che lavorano sulle stesse cose. Nei suoi danzatori ho trovato grandissima apertura nei confronti del mio movimento e c’è stato un vero e proprio scambio tra di noi. In questo lavoro parlo della vita e della morte: nasciamo in ambienti innaturali come gli ospedali, luoghi asettici, avulsi dall’ambiente di appartenenza; lo stesso accade quando moriamo, finiamo la vita in ambienti clinici. Punto di partenza e fine della vita avvengono in ambienti innaturali. Parlando con i danzatori di Wang abbiamo condiviso queste considerazioni sulla nascita, sulla morte, e sul tempo che c’è nel mezzo. Sempre gli uomini si ritrovano a relazionarsi con ambienti clinici per misurarsi, controllarsi, valutarsi. Infine Gleni Caci vincitore del premio Equilibrio 2013 presenta ‘Hospice’ (23 febbraio) e ho l’impressione che il tema di fondo sia affine al mio, affrontando la questione della malattia terminale e delle reazioni dei personaggi rispetto ad essa. Francesca Foscarini, vincitrice del Premio 2013 per l’interprete presenta invece ‘Gut Gift’, coreografia di Yasmeen Godder”.

 

Calendario del festival: http://www.auditorium.com/eventi/festival/2176471

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