Il Cantico di Pietra Terzo monito

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Il Cantico di Pietra Terzo monito

Il Cantico di Pietra Terzo monito

terzo monito

-Io…- si rimise in piedi; dolevano, come nel mezzo di una maratona il mattino dopo una sbornia colossale -…non ricordo molto…-

-Tu ricordi tutto, e non temi il contenuto graffiante della memoria: essa pulsa violenta in te, ed è incline alla meraviglia nella tua anima. Hai le spalle per questo mondo, e la pelle pronta a sporcarsi…e non per un paradiso, una ricompensa, un bavaglio intinto nel miele. I tuoi monumenti nascono e crollano nell’arco di istanti, mentre noi altri, noi evoluzioni di quest’uomo che è solo materia prima, culliamo utopie troppo fragili ed egoiste per essere adattate a questa terra…impazziremmo, se lo facessimo…-

-…io non sono materia prima…-

-Sì, invece…è il lato da cui hai scelto di combattere…molto più coraggioso, molto meno comodo…-

-Io sono appena giunto a…neanche so il nome di questo posto!-

-Non importa, tu sei di qui…qui hai scelto di saldarti, qui lotterai la tua vita…giusto qui, giusto ora: così si dice, no?-

Si scostò dalla sua opera e si diresse verso il retro del coro. Una striscia in rilievo dava asilo a un fiume di terriccio, su cui bulbi cercavano di esplodere nell’assenza di colore. L’occhio solitario del vecchio li guardò distante, poi fece scendere svogliato una strana polverina su di loro; -…giacinti…qui non riescono a crescere. Ho provato qualsiasi cosa, ma temono di aprirsi al mondo, temono l’aria…una mortale, frustrata giovinezza…-

-E’ tempo di crescere, Frost…o Laz, come preferisci. L’esperienza è smentita e riformulazione. Roba violenta. Dovrai farci il callo…-

-E che dovrei fare? Il livello successivo? Altre guide, altri monologhi, altri crolli?-

-Ha…forse…alla fine il solito: mantenere quel tuo non renderti facile niente, e tuttavia pretendere di essere popolare…-, una risata farfalla si schiantò sulle mura della sua bocca, -popolare, un termine che non risuona in queste navate da chissà quanto ormai; vedo come ti muovi a rallentatore, e davanti per te solo deserti, deserti i prati, deserti gli animi, deserti i silenzi. Vedo quando pensi che alla fine parte dei granelli sia lì anche per colpa tua…-

-Tu non mi conosci…-

-Forse, ma so il tuo viaggio: incespicando, bestemmiando e chiedendo scusa, pregando e chiedendoti scusa; lo vedo. E ti ammiro.-

-Se mi ammiri tanto, perché non provi lo stesso?-

-Troppo vecchio per impormi cambiamento; troppo colmo degli scarti di una vita…-

-Pensavo che qui il tempo fosse relativo…-

-Oh, certo…solo non si muove con le tue regole; trattasi di un signore non proprio assertivo…-

-E perché dovrei seguire i tuoi comandi, invece? Un messo vagabondo, cercando una risposta che tu non hai avuto il coraggio di costruirti…non importa nel passato, nel futuro, in qualche eterna dimensione presente; tu mi dai il lavoro sporco, e tutta la speranza di un disperato…di un arreso…-

-Merito le tue parole, ma ciò non cambia le cose: rimani l’unica esecuzione possibile, l’anello di congiunzione…infimo, eppure essenziale…hai ragione, sono deplorevole…ma queste non sono regole mie, solo eventi e chi ha la forza di costruirci su autentico senso…vivi in un sogno lucido…-

-No, semplice realtà, come tutti…peccato essere l’unico ad accorgersene…-

Il magister si avvicinò. Era imponente, ma i segni di forza non potevano nascondere l’annacquamento degli anni. Anche il suo stare eretto sembrava più effetto di un busto invisibile che di un controllo cosciente.

-Del resto, non posso costringerti-

-A fare cosa? Cosa diamine dovrei fare per salvare questo mondo, darvi il vostro domani?-

-Studiare gli altri…siamo tutti tasselli senza disegno né ordine…ognuno di noi ha un motivo, un valore, una sillaba della risposta…inutile senza il contatto con le altre…unirci…-

-E come?-

-Viaggiando, come sempre hai fatto…trovare il modo, e intendo qualsiasi modo, morale o amorale, giusto o sbagliato, per renderci un fronte comune…non hai niente da perdere…e comunque, dovrai in ogni modo far parte di una fazione…almeno così avrai più criterio nella scelta… –

-O potrei perdermi nella massa…-

-Potresti, una lenta eutanasia…-

-Non posso credere di essere l’unico per questa missione…mettere insieme gruppi anarchici in vista di un fine superiore non è la mia specialità…-

-Per questo sei perfetto; incondizionato, capisci? Pulito, un outsider, pieno di senso pratico; il tuo nome ti ha spinto nella Città, ed ella non accoglie a caso…anche se il suo abbraccio si traduce nel fare la tata ad artisti e Che Guevara capricciosi, indirizzandoli verso la giusta meta senza compromettere la loro innocenza… –

-Solo non fargli cadere il viso, gesto che renderebbe chiaro a loro stesso l’assoluta mancanza di palle con cui girano…-

-Col tempo saremo fertili…e quel tempo devi garantircelo tu; ma non ti manderò allo sbaraglio …Inokai!-

Uno dei minuscoli esseri intravisti lungo i saloni si palesò modulare nell’aria; non cercò di sfuggire alla retina, anzi le si adagiò con un calore commovente. La sua piccolezza era trattenuta dall’essere armoniosamente tozzo, focalizzato sull’essere una perla di insignificanza del tutto coerente con la catena di grandezze che l’attorniavano.

-Ai suoi assurdi comandi.-

-Portalo a fare quel giro.-

-In piedi, signore.-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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