20 anni di Spellbound Contemporary Ballet

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20 anni di Spellbound Contemporary Ballet

1994-2014-342x480Non mi è possibile scrivere di una serata come quella consumatasi lo scorso 15 Gennaio presso l’Auditorium della Conciliazione senza un moto di orgoglio ed emozione, in primis per aver vissuto da vicino ben quindici di questi venti anni della Spellbound Contemporary Ballet e, in seconda istanza, per l’entusiasmo coinvolgente di un pubblico che è parte integrante di questa storia, con danzatori, coreografi, appassionati, allievi e veri e propri fan.

Il mio sarà dunque un omaggio a una delle poche realtà al mondo che celebra se stessa rinnovandosi e innovando lo sguardo del proprio pubblico, e lo fa con tenacia e passione, oggi più che mai. Perché è questo il messaggio più profondo che traspare da Spellbound: che siano gli sforzi di un management nella persona della bravissima Valentina Marini la quale testardamente e nonostante le tristi sorti della cultura italiota, si prodiga affinché la compagnia resti un prodotto di altissimo livello esportabile in tutto il mondo, o la messa a nudo di una delle menti coreografiche più fervide che questo paese possa vantare, un  Mauro Astolfi che anche quando attinge dal passato, mettendo in scena un estratto da “Relazioni [pericolose]” (Marzo ’12) per poi passare senza soluzione di continuità a “Lost for Words. Studio III” (Maggio ’13), ne esalta il lato scanzonato e iconico, quasi a voler ri-mostrare quanto di quello che è già stato detto è passibile di nuove ed entusiasmanti interpretazioni.

Invero, già alla prima visione di “Lost for Words” abbiamo scritto che “tra conflitto e unificazione, negazione e identificazione, Spellbound Contemporary Ballet insegue la propria sintesi e cerca se stessa riassorbendo il passato, producendo un presente diverso e proiettandosi verso un futuro nuovo.” Confermando dunque l’entusiasmo e la benevolenza con cui noi di Four Magazine abbiamo accolto le precedenti produzioni, è però in “Dare” creato appositamente per questo ventesimo anniversario, che riconosco un ulteriore preludio per una nuova rivoluzione. Per chi, come Astolfi, ha fatto della danza lo strumento designato per manifestare il proprio innovativo pensiero, poter disporre di danzatori di tale plasticità e potenza, è la conditio sine qua non, attraverso cui esprimersi. Avviene però qui qualcosa che va ben oltre le indiscusse doti fisiche e performative di giovani professionisti. Ogni singolo sguardo, ogni accelerazione e subitanea sospensione trascendono il “mestiere” diventando essi stessi materia grigia, contenitori di pensiero che si fa sostanza e pulsa come un’arteria.

Con un allestimento scenico sorprendente eppur familiare, con mobilio e oggetti d’uso comune, “Dare” è una meravigliosa dicotomia tra intimità e coralità, virtuosismo e sinergia. Complice un Marco Policastro – light designer di indubbio talento e di rara intuizione – qui al suo meglio nel sottolineare momenti e passaggi, senza indulgere nella spettacolarizzazione a favore dell’atmosfera, ad essere in scena è ognuno di noi, poiché è solo immedesimandosi che è possibile cogliere il tributo che Spellbound sta facendo al suo pubblico: il ringraziamento per un successo ventennale sempre crescente e l’anacronistica promessa di continuare a “dare”.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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