Il Cantico di Pietra Secondo monito

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Il Cantico di Pietra Secondo monito

Il Cantico di Pietra Secondo monito

secondo monito

Il Magister si alzò, con passi lenti e sentiti si avvicinò ad una parete e con un’unghia iniziò ad incidere la carta. Delineò qualcosa di midollare, inciso fino all’anima ma tanto coraggioso da andare oltre, tanto affamato da non essere sazio e riaprirsi alla sana vertigine del mondo. In confronto, l’autore sembrava lo schizzo di un bambino senza grazia di tatto e visione, che disegnava una realtà superiore, più dettagliata, più vera senza tuttavia necessità di ortodossia, senso; una verità che brilla circondata, fiera, dalla propria oscurità. Voi, lettori, vi innamorate di questo. Voi, per questo, non impazzite, non fluite nel caos post-moderno per esistenze susinocertole (lì per la tua bocca ma che, ogni tanto, crescono pure per i cazzi loro). Per questo, voi scrittori rimanete portentosa umana genia, e non macchina, non banale sussulto e pulsione. Voi giocate.

Il Magister raffigurò un ronin, senza padrone, e un samurai, di un padrone servo, immersi in una battaglia interminabile. Splendida. Da contemplare e cercare di ammirare in eterno, o morire nel tentativo.

-Questo duello deve durare un respiro, Frost, non anni, non una vita…deve sublimarsi in un solo colpo, perfetto…devi concludere…concludere tutto questo…devi dare una direzione, un motivo. Devi muoverci. La rapsodia è finita…tu attendi l’onda del fato…io voglio solo metterti alle strette, sulla riva…-

-Ma i vostri campioni…;- Laz digeriva. Laz era perso nella propria superficie; -…in questa guerra io…io posso solo essere una recluta…una comparsa…-

-No…- il Magister lo fissò; una linea gravida di attenzione non perché vuole, ma perché sa di meritarlo; parlare oltre la vernice; -…tu sarai Ulisse, tu sarai Lancillotto: l’ingegno che uccide una generazione di eroi, e fa sorgere quella successiva…-

Laz si fermò; era alla destra del Magister, che rimaneva l’unico vero punto di riferimento in quella stanza dilatata: -io vorrei…capire, vedere…ma…non…non ci riesco.-

Il vecchio si tolse le armi, e lo contemplò puro, dispiegano le ali della sua mente per abbracciarlo; l’intensità saltò dal niente al tutto fregandosene della scansione temporale: -siamo allo sbando, ragazzo mio…qualche nostro manipolo si infiltra in profondità, certo, ma al massimo edifica statue che andranno presto in rovina, sterili, buone solo per corvi dai denti di pietra…e non siamo gli unici, haimé, questa cecità funesta anche gli altri arconti…-

Laz indietreggiò, adagiandosi ad una sedia del coro: -arconti?-

-Tribù rivali…coloro che combattono come noi l’angoscia senza volto…la massificazione…l’opposto della chiamata alla vita…tuttavia, avere lo stesso nemico non ci rende fratelli…-

-Se è tanto disperata la vostra situazione, perché non un’alleanza?-

-Cambierebbe qualcosa? E non esiste comunque linguaggio per concordarla…- le sue dita tinte di vene stagionate disegnarono nell’aria muta; -…intanto ci stanchiamo sui campi, negli agguati, tra duelli senza motivo né esito…abbiamo diversi codici, seguiamo altre vie, adoriamo alterne identità…-

Laz non riuscì a trattenere una risata; quelle risate isteriche, nate dal vuoto, senza copertura: -…scusami…ma tutta questa consapevolezza e vi riducete a me, il primo messia che arriva da Veio?-

-Non sei nato unico…l’unicità è qualcosa che devi conquistarti ogni singolo giorno…non sei il solo che da Veio è arrivato vuoto e con le proprie gambe, Frost…ma adesso è il tuo turno…non un messia, colui che ci salverà: siamo la risposta prima che la domanda sia giunta; siamo perfetti, senza una sbavatura, un mancamento; siamo un futuro meraviglioso che rimarrà tale se non costruiamo il presente ponte per giungervi. Al contrario, tu sei molto meno, colmo di memoria, piccolo…eppure la differenza oggi non è questione di metri…solo di centimetri. –

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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