“Lo Schiaccianoci”: tra incubi e favole, Natale con il Balletto di Roma

La bugia di Natale di Seth Grahame-Smith
29 Dicembre 2013
Maurizio Battista vi “combina bene per le feste”, al Brancaccio fino al 19 gennaio
30 Dicembre 2013

“Lo Schiaccianoci”: tra incubi e favole, Natale con il Balletto di Roma

Foto: Cataldo Montemurro

Fino al 6 Gennaio, la coreografia di Mario Piazza all’Auditorium Conciliazione di Roma.

Foto: Cataldo Montemurro

Foto: Cataldo Montemurro

Ci sorprendevamo, pochi mesi fa, di un cammino di rinascita e crescita con cui il Balletto di Roma sembrava aver scongiurato il pericolo di rinchiudere il proprio nome nella prigione di un marchio e il proprio risultato artistico nella vacuità di un prodotto preconfezionato. Lo Schiaccianoci che in queste settimane di feste e consumi riempie la platea dell’Auditorium Conciliazione di Roma evidentemente appartiene, per epoca di creazione (2006) e scelta estetica, al periodo di maggiore esposizione e investimento della compagnia; nei primi anni duemila il BdR scelse e conquistò il proprio successo, vestendo  un’arte e una filosofia in formazione di abiti alla moda e firme prestigiose che ne garantirono, in breve, spazi certi di popolarità e appassionata fedeltà di pubblico.

Strategia opinabile ma tutt’altro che condannabile, considerati i soddisfacenti risultati di breve e lunga durata: le caratteristiche di cui il BdR sembrava in principio mancare, come l’essenzialità di un’offerta stilistica chiara, la misura di una scelta artistica lineare, l’eleganza di una proposta estetica originale, sono esattamente quanto l’esplosione di un successo cinicamente perseguito ha consentito infine di raggiungere e onorare. Questo Schiaccianoci di luci e oscurità, di sorrisi e sospiri, di giochi e battaglie, può forse non rappresentare più l’anima adulta del più maturo e sorprendente BdR, ma indubbiamente ne caratterizza la storia, ne stabilisce il percorso e ne omaggia le origini.

Non ritireremo pertanto, in questa sede, le parole di lode ed entusiasmo che il BdR ha già dimostrato di meritare (ci riferiamo al recente, riuscito, The Quartet), nella convinzione che la compagnia abbia ormai imboccato la propria nuova via di consapevolezza stilistica e ricerca coreografica, al di là della pur comprensibile scelta di riproporre al pubblico le certezze e le abitudini dei propri successi passati. E c’è del resto ben poco da rammaricarsi di fronte alla bellezza di un grande teatro romano pieno di adulti e bambini che, più di ogni parola e contro ogni possibile critica, definiscono l’opportunità di una proposta vincente e stabiliscono la fortuna di un balletto azzeccato.

Il coreografo Mario Piazza decide di indagare gli aspetti più sinistri e conturbanti di un racconto estremamente moderno che non smette, tuttavia, di indurre i sognatori a partecipare alla magia di una favola antica. Scompaiono i fronzoli di natali gioiosi, tra i muri pieni degli schizzi di un’alienazione in corso e le televisioni accese su una virtualità d’inganno, violenza e solitudine. L’aura di timore e mistero del vecchio Drosselmeyer si impossesserà di uno Schiaccianoci d’ambigua e sospetta natura che diverrà per la giovane Clara lo specchio di un’inquietudine sconosciuta e la manifestazione di sconvolgenti paure. Il salto tormentato dall’infanzia all’adolescenza diverrà prima vertiginosa caduta nel vuoto, poi volo tra incubi e voragini e infine atterraggio nel nuovo mondo dell’età adulta tra vecchi drammi e nuove certezze.

Soffriamo, nel corso della coreografia, della claustrofobica monotonia della scenografia che pur rappresentando in maniera esplicita un luogo di mezzo tra reale e virtuale, incubo e risveglio, poco si presta all’evoluzione drammaturgica di una storia che viaggia tra paesaggi di mondi sognati e stati psicologici differenti. La coreografia stabilisce sin dall’inizio uno stile di chiara e originale costruzione, tra brevi gestualità ripetute, ordinati e sincronizzati movimenti di gruppo e assoli d’accennata ma efficace ironia (Fata Confetto en travesti). Pur nel pieno rispetto della partitura di Pëtr Il’ič Čajkovskij, manca, a volte, nella danza di Piazza, il crescendo che musica e trama suggeriscono, correndo il rischio della distrazione del pubblico. Coinvolgenti i passi a due centrali dei protagonisti e interessanti le danze del mondo, di indubbia originalità.

Nota di merito alla danzatrice Azzurra Schena, abile nel giocare un ruolo a lei congeniale per il quale si alterna, nelle repliche, con la bella ed elegante collega Claudia Vecchi; impertinente e vezzosa bambina, la Clara di Schena sarà infine affascinante e delicata adulta in un mondo di incertezze e responsabilità. Bravo Amilcar Moret Ganzalez, Fritz di morbida plasticità e dolcezza espressiva (ottimi i passi a due con Schena). E, certamente, applausi per l’ospite eccellente Andrè De La Roche (Schiaccianoci) che, pur tra le fatiche di una coreografia impegnativa, conserva e restituisce al pubblico la presenza scenica sicura, commovente e, a tratti, esilarante (Fata Confetto) di un artista esperto. Buono l’intero corpo di ballo del BdR, tecnicamente disciplinato e preciso.

Scheda spettacolo: http://www.ballettodiroma.com/site/lo-schiaccianoci/

Comments on Facebook

Comments are closed.