Crisi contemporanea: cancellata la stagione 2014 del Teatro Palladium di Roma

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Crisi contemporanea: cancellata la stagione 2014 del Teatro Palladium di Roma

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Romaeuropa risponde agli ultimi tagli.

palladium

Di nuovo, con ansia e timore, vaghiamo tra le macerie di un paese che dimentica l’arte e smantella i teatri. L’Italia, paese che di sola arte potrebbe vivere per sempre, trova infine nell’economia l’ultimo alibi per istituzioni indifferenti e tagli senza misura. Ne fa le spese, questa volta, il Teatro Palladium, gioiello contemporaneo della programmazione teatrale romana e fulcro di rinnovato fermento culturale nel quartiere Garbatella. La cancellazione della programmazione 2014, dopo dieci anni di seria sperimentazione e fruttuosa ricerca, è il più recente paradosso di una crisi che non sa più distinguere l’utile e il giusto dal cattivo e dannoso; una crisi che continua a condannare i risultati migliori e a premiare gli sprechi peggiori. Il glaciale comunicato stampa del 18 Dicembre  della Fondazione Romaeuropa lascia, per il momento, poche speranze a chi crede che l’ultima cattiva notizia di un anno d’arte e tormenti sia solo il provocatorio allarme di una trattativa in corso. Temiamo, piuttosto, che si tratti di un difficile atto di dolorosa rassegnazione in seguito ad una battaglia senza vincitori e senza conquiste:

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Romaeuropa nella sua riunione del 17 dicembre 2013, al seguito dei tagli economici ricevuti nel mese di novembre e dell’incertezza relativa ai finanziamenti pubblici locali per il 2014, conferma la decisione di cancellare la sua stagione 2014 del Teatro Palladium.

Saranno mantenuti solamente lo spettacolo di Emma Dante Le sorelle Macaluso dal 29 gennaio al 9 febbraio, le due collaborazioni con il Teatro di Roma: Il ritorno a casa regia di Peter Stein dal 14 al 26 gennaio e Journal d’un corps di Daniel Pennac dal 19 al 23 marzo e gli spettacoli del Romaeuropa Festival 2014 dal 22 settembre al 30 novembre”.

Lo sconcerto aumenta quando lo sguardo e il ricordo si posano sui numeri di un successo in crescita e sui nomi di dieci anni di programmazioni vincenti. Solo nel 2013 il Palladium ha portato al pubblico romano la migliore forma del teatro, della danza, della musica e della letteratura (Alessandro Baricco, Erri de Luca, Peter Brook, Fibre Parallele, Ascanio Celestini e moltissimi altri). Non sono soltanto le 77.741 presenze registrate tra stagione Palladium 2013, Romaeuropa Festival 2013, Digital Life e attività collaterali presso la sede dell’Opificio Telecom Italia, a rendere incomprensibili tagli economici indiscriminati e ciechi; è principalmente l’alta qualità dell’offerta, la serietà delle proposte, l’intelligenza di ogni progetto, a far apparire oggi inaccettabile la sfortuna del Teatro Palladium.

Una nota di ancor più grave sgomento colpisce chi si occupa di un’arte difficile come la danza contemporanea: negli anni, il Teatro Palladium si è distinto tra tutti i teatri della Capitale per l’incessante impegno nella valorizzazione e nel supporto della nuova danza, della coreografia emergente e dei migliori laboratori creativi italiani. Basti pensare a Dinamiche dal CORE (2010), progetto nato per dare visibilità ai coreografi italiani di danza contemporanea, per creare una rete di luoghi per la produzione, analisi e diffusione dell’estetica coreografica e per coinvolgere e formare il pubblico attraverso laboratori, prove aperte e incontri con artisti e compagnie, o al programma DNA che ha catalizzato l’attenzione di tecnici, critici, appassionati e curiosi sui nuovi talenti coreografici (Zerogrammi, Simona Bertozzi e altri) e sulle creazioni giovani più originali ed interessanti. Sempre il Palladium ha accolto molte delle ultime produzioni di Virgilio Sieni, la recente bellissima ripresa di Calore di Enzo Cosimi e, solo un mese fa, all’interno del REF 2013, l’intelligente e coinvolgente See her change di Yasmeen Godder.

Accogliamo dunque con particolare tristezza l’ennesima mancanza di un paese in crisi e leghiamo ogni futura speranza al grido dell’ultima vincente edizione del Romaeuropa Festival: “the art reacts”. Speriamo reagiscano anche le istituzioni.

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