Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug

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Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug

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Ad un anno di distanza dal precedente capitolo, puntuale per dominare il box office natalizio, arriva La Desolazione di Smaug, secondo episodio della trilogia che Peter Jackson (e il sapiente reparto marketing di New Line e Warner Bros.) ha dedicato a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien.

Il film si apre con un antefatto per poi ricongiungerci alla compagnia di nani con hobbit annesso, in marcia verso la Montagna Solitaria, dove il drago Smaug regna, incontrastato usurpatore di quello che dovrebbe essere il reame di Thorin Scudodiquercia.

Sullo sfondo delle peregrinazioni della compagnia, si delineano i prodromi di quella che sarà la storia della trilogia de Il Signore degli Anelli, incanalando la narrazione su due tracce parallele, la seconda delle quali viene affidata a Gandalf, impegnando complessivamente la bellezza di 2 ore e 41 minuti.

Senza soffermarsi troppo sulla trama, che mescola elementi tratti da Lo Hobbit, spunti dalle appendici de Il Signore degli Anelli e contesti e personaggi creati ad hoc, ci sono una serie di considerazioni più o meno rilevanti – e più o meno condivisibili – che è possibile fare.

Per prima cosa, La Desolazione di Smaug rispetto a Un Viaggio Inaspettato, perde qualcosa in termini di epicità, per amplificare il lato azione. L’impostazione della narrazione per la verità non si discosta molto fra i due film, soprattutto per quanto riguarda lo schema “inseguimento-combattimento-cattura-salvataggio by hobbit invisibile”. Il vantaggio è che questa volta c’è un drago a fare le parti dell’antagonista, e si tratta di una nemesi di alto livello, che consapevole della propria forza si diverte per un’oretta buona a giocare al gatto col topo con i nostri eroi. È proprio il drago ad essere, giustamente, il punto forte del film: carismatico, potente, animato benissimo, domina la scena e soddisfa i sensi, anche grazie ad un doppiaggio riuscito, che senza pretendere di rendere piena giustizia a Benedict Cumberbatch (doppiatore nella versione originale), soddisfa pienamente.

La seconda considerazione è legata alle influenze che si sentono forti, ancor più che nel primo episodio, in questo secondo. Non me ne vogliano i puristi di Tolkien, ma in uno strano circolo di rimandi, Jackson sembra essere stato influenzato dai film su Harry Potter nel suo riportarci nella Terra di Mezzo: l’estetica di questo La Desolazione di Smaug, anche a causa del discutibile utilizzo dell’HFR 3D, ricorda in diversi frangenti, soprattutto rispetto alla resa delle creature fantastiche e degli ambienti e abitanti di Lake Town, l’impostazione visiva dei film dedicati al maghetto occhialuto. Questo non è da interpretarsi necessariamente come un male, anche perché Lo Hobbit era un romanzo con un’impostazione più fantastica che epica, ma il fatto che Jackson sembri ricordarsene a singhiozzo contribuisce a rendere il film altalenante nel tipo di coinvolgimento che richiede al suo pubblico.

L’altra influenza forte, a sua volta non da intendersi in termini positivi o negativi, è quella dei videogiochi: diverse scene hanno un feeling videoludico, con rimandi culturali e visivi che spaziano dai platform old school agli action di nuova generazione.

Nel complesso il film intrattiene in modo più vario del primo episodio ed è in grado di soddisfare il proprio pubblico, perde però un po’ in epicità, e soprattutto si deve essere pronti ad accettare un compromesso: la percezione che avete degli elfi potrebbe essere messa in discussione da un Legolas eccessivo, quasi macchiettistico (ci saranno momenti in cui lo assocerete idealmente a Bruce Lee o Chuck Norris…), fortunatamente controbilanciato dalla grazia e determinazione di Tauriel, elfa guerriera inserita ad hoc per il film, ma effettivamente utile a costruire alcuni snodi narrativi secondari.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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