Dopo il mini live in RadioBocconi, Raphael Gualazzi al Teatro dal Verme a Milano.

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Dopo il mini live in RadioBocconi, Raphael Gualazzi al Teatro dal Verme a Milano.

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Ieri sera abbiamo assistito per voi alla tappa italiana del tour di Raphael Gualazzi, al Teatro dal Verme di Milano. All’ ingresso la prima sorpresa, il pubblico è molto variegato, gremiscono la hall signore in pelliccia e studenti del liceo, coppie e famigliole con bambini, i più emozionati sono senz’altro gli studenti (che scopro essere del conservatorio) i quali alla domanda: cosa vi aspettate dal concerto di stasera, rispondono: non vediamo l’ora di chiedere il bis! Lo spettacolo comincia puntualissimo e non ci sono più posti liberi, accompagnano Gualazzi tre coriste, una batteria, un contrabbasso, tromba, trombone, sassofono e chitarra, il ritmo è già incalzante con il primo pezzo, Rainbows (eseguito anche live negli studi di Radio Bocconi nell’intervista di Fourzine precedente il concerto), la voce di Camille egregiamente sostituita da quelle del trio vocale e divertimento assicurato con le piccole coreografie dei fiati. La scaletta conta non solo i pezzi dell’ultimo lavoro in studio di Gualazzi ma anche alcuni riarrangiamenti di canzoni come Follia d’Amore (vincitore a San Remo giovani 2011), Scandalize Me o Reality and Fantasy tutti tratti dal suo secondo album. A metà della serata veniamo trascinati nella rocambolesca storia d’amore tra un soldato italiano ed una prostituta tedesca durante la seconda guerra mondiale, vivendo attraverso la musica e le luci un bombardamento e poi la pace. Gualazzi al pianoforte impazzisce, si muove con le gambe e con i piedi e le sue mani corrono così veloci sui tasti che non capisco se è lui a produrre il suono che riempie il teatro o è la musica stessa a scuoterlo da dentro e a dargli vita. Durante l’esecuzione di “My Baby“, celebre brano degli anni ’50 (scritto da Willie Dixon per Little Walter e riarrangiato brillantemente da Gualazzi) il pubblico sulle balconate si alza per ballare e le coriste coinvolgono la platea semplicemente battendo le mani, escono tutti lentamente, Gualazzi e tutto il resto della band, lasciando noi, il pubblico, a continuare il pezzo battendo le mani a tempo, dopo qualche secondo in lontananza sentiamo la tromba e poi il basso e vediamo la band rientrare in fila e aggiungere suoni e voci fino a che anche Raphael torna al pianoforte chiudendo il pezzo in un fragore di applausi. Raphael Gualazzi e la sua band a teatro sono tutto ciò che ci si aspetta da un concerto jazz e molto, molto di più, è impossibile resistere al ritmo ed è impossibile non rimanere incantati dalle sue mani sole al pianoforte durante pezzi come “Un Mare in Luce“; allo scoccare dell’ultima nota vorresti che tutto ricominciasse da capo e durante il concerto vorresti essere seduto sul palco ad assorbire le vibrazioni di un ritmo che a volte veloce a volte più dolce è parte dell’inconfondibile tutto del Jazz. Grande assente della serata il brano “Three Second Breath” contenuto in Reality and Fantasy, gioiello (a parere di chi scrive) dell’opera di Gualazzi. Non abbiamo assistito ad un concerto, il nostro è stato un viaggio attraverso la Musica ed il tempo grazie ad un artista che sapientemente ci ha condotti per mano e riempiti di meraviglia durante ogni minuto delle due ore passate insieme.

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Recensione di Antonia Tano

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