I girasoli negli occhi. Compagnia Petrillo Danza a Roma con “Van Gogh”

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I girasoli negli occhi. Compagnia Petrillo Danza a Roma con “Van Gogh”

Teatro Vascello, 27-28 Novembre, physical performance ispirata alla vita dell’artista olandese.

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Irresistibile, l’impulso creativo, per l’uomo Van Gogh che soffriva. Mortale, la sofferenza, per l’artista Van Gogh che creava. Pittura e natura, malattia e genio, nevrosi e terapia, si mescolarono in Vincent come su una tela di stelle vorticose e cipressi fiammeggianti; colori complementari di mondi immaginari che per una vita intera ne assecondarono la follia e in una sola notte ne annebbiarono il senno. L’Arte scelse Van Gogh, lungo un cammino di utopie e disillusione e verso un destino di crisi e autodistruzione, per fare della sua opera il simbolo di tutto il dolore del mondo e dell’uomo.

Anche Loris Petrillo sceglie Van Gogh, lungo il proprio percorso di riflessione sullo spazio e sul corpo, per indagare il colore e riscoprire il senso di quadri imprigionati dalle cornici del tempo. Lo fa con rispetto, lo fa con metodo e, soprattutto, lo fa con la danza. Si affida alla teoria del Dott. Renzo Ovidi, medico chirurgo che riconosce nei modi e negli esiti dell’andamento psicologico di Vincent Van Gogh i sintomi chiari di disturbi della personalità oggi noti, dichiarati nelle opere di una vita troppo breve.

Carenza d’affetto, depressione, autolesionismo, manie di persecuzione, fecero della fragile mente di Vincent una bomba ad orologeria che si innescò, non a caso, dopo il grande rifiuto di Gauguin ed esplose dopo le difficoltà familiari del fratello Theo. Precipitò, tutto, nell’unico secondo di uno sparo nel petto con cui il pittore interruppe la disillusione di un artista incompreso, la disperazione di un uomo solo, la rassegnazione di un paziente incurabile.

Ha momenti di genialità creativa lo studio di Petrillo sul proprio Vincent fatto di carne e sudore, voce e pelle, musica e danza. Instancabile e generoso, l’unico ballerino in scena Nicola Simone Cisternino attraversa con tecnica e disinvoltura l’idillio e il tormento, l’angoscia e il suicidio di un animo troppo inquieto che cercò nell’arte la luce della natura per trovarvi infine il buio della psicosi.

Indossa, nel primo quadro, una maschera che ne copre di girasoli gli occhi e si esprime a fatica con suoni a metà strada tra il vagito del neonato e i versi di un corvo. Fa prima sorridere e poi commuovere, l’uomo che dipingeva quel che in fondo già possedeva nello sguardo; girasoli oltre misura guizzano come fiamme e si trasformano nei simboli di uno stato d’animo sofferente che non poteva guardare la realtà se non attraverso gli occhi e la malattia di un artista.

Costretto alle sbarre di letti e finestre da manicomio, Cisternino – Van Gogh porterà con sé i simboli della propria prigionia e sentirà vicini i voli dei peggiori presagi. Riempirà l’aria della nebbia del proprio animo dipingendo in bianco un palcoscenico di visoni impressioniste. Nutrirà le proprie illusioni di predicazione religiosa e vivrà brevemente del sogno di una natura rasserenante.

Come Vincent colorerà il quadro della propria esistenza secondo i colori del proprio sentire, Cisternino si muoverà nello spazio e sceglierà il verso del proprio fluire. Se il campo di grano diventerà blu contro un cielo giallo, Cisternino indosserà il proprio cappello entrandovi in verticale, lateralmente, casualmente, liberamente.

Intenso il finale in cui il danzatore finisce per abbandonarsi alla frenesia del colore e delle forme, tra tele instabili che pendono come spade da un cielo di oscure pretese. Specchio del proprio dolore il quadro che ne decreterà lo svenimento sarà l’ultimo grido di aiuto e d’amore ad un mondo di uomini sordi.

Interessante e anche di grande effetto, la tecnica di Petrillo si concentra sulle dinamiche e le forze che agiscono sul danzatore in movimento, soprattutto durante giri e vortici intorno ad una sezione di palcoscenico. Il centro del corpo, l’addome del ballerino, diventa soluzione e richiamo di tutta l’azione gestuale che dunque implode senza perdere pathos ma, anzi, riproponendosi amplificata negli spasmi misurati di gambe e braccia vibranti.

Successo indiscusso, al Teatro Vascello, per il danzatore Nicola Simone Cisternino. Applausi e consensi per il coreografo Loris Petrillo.

Scheda spettacolo: http://www.teatrovascello.it/2013_14/schede/vangogh.htm

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