Il Cantico di Pietra Quinta articolazione

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Laz si incamminò. Avvicinandosi iniziò a distinguere gli Anemos, i loro movimenti sgraziati, nervosi, quasi isterici e poco misurati, sporchi di linfa altrui, una frontiera iraconda che respingeva…per quello ancora qualche passo, e apparvero ricordi, inframmentati da anomalie. Erano tutti giovani, giovanissimi, abbigliati con tenute in cerca spasmodica di attenzione e diversificazione, spettacolo e finta sostanza. Mulinavano aste e oggetti talmente contorti da non avere nome nel normale linguaggio del mondo, e si gettavano senza remore sui guerrieri. Una grossa pianta tentacolare che cercava di avviluppare con la quantità. Lui non sapeva che fare. Si fermò, incerto, come di fronte ad una lingua sconosciuta eppur ipnotica tanto sonora giunge.

Ma Arguen, leggendo forse in quelle remore, dalle sue spalle ordinò di lasciarne passare uno. Gli altri eseguirono subito.

Era una sorta di topo umanoide, broccato fino alle orecchie e digrignante minuscoli denti gialli. Più o meno alto come lui seppur se ne stesse corvo, sia per ciò che indossava sia, probabilmente, per esser stato staccato dal suo esercito. Aveva un’aria isterica, nervosa, ma Laz non ne era intimorito; anzi, ne provava una curiosa pena, una sorta di subumano senza spina dorsale abbandonato dal corso degli eventi. Riprese il suo coraggio. Calcolò le distanze, ricordava fosse un dettaglio fondamentale. Cercò di pensare ad una finta sicura per poi…e quello lo colpì con un gancio diretto, peloso e maledettamente preciso.

Fu la rabbia, la vergogna o l’incredulità a seguire poi, accanto alla sua mascella che di scatto veniva sbalzata via con il resto del torso?

Non importa.

 

“Non importa.”

“Come non importa?”

“Si passa attraverso questi tramonti…ma se guardi bene, non sono che aurore”

LETTURA CONSIGLIATA: IL LIBRO DEI SOGNI di JORGE LUIS BORGESborges

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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