Festival di Roma 2013 – Sorrow and Joy di Nils Malmros

Festival di Roma 2013 – Las brujas de Zugarramurdi di Alex De la Iglèsia
13 Novembre 2013
Il Cantico di Pietra Quinta articolazione
14 Novembre 2013

Festival di Roma 2013 – Sorrow and Joy di Nils Malmros

sorrow-and-joy-jakob-cedergren-in-una-scena-con-helle-fagralid-290371-620x350Sorrow and Joy è un film autobiografico del regista danese Nils Malmros, che dopo anni ha deciso di affrontare anche sul grande schermo un dramma che ha segnato la sua vita: la morte della piccola figlia nel 1984 per mano della moglie. La pellicola, presentata in concorso al Festival Internazionale del film di Roma 2013, ripercorre tutte le fasi della tragedia, mostrando principalmente il punto di vista del protagonista, Johannes, che tornato a casa scopre dell’infanticidio. La disperazione e l’incredulità del primo momento lasciano subito spazio al suo desiderio di sopravvivenza e alla voglia di aiutare la moglie Signe, donna amata e stimata da tutti, ricoverata in un ospedale psichiatrico e in attesa di giudizio da parte del tribunale, a superare indenne la vicenda.

Sicuramente il fatto che sia una storia realmente accaduta cambia la prospettiva e le opinioni che si possono avere nei confronti del film, imperfetto sotto molti punti di vista e fin troppo didascalico. Il modo di narrare è relegato all’inizio a lunghe discussioni tra i personaggi, soprattutto tra Johannes e lo psicologo che deve verificare la salute mentale di Signe, ma in seguito, attraverso l’escamotage del flashback, Nils Malmros mostra ciò che ha già fatto raccontare ai suoi personaggi, rallentando l’azione e rendendo ridondante l’intera opera.

Forse troppo coinvolto emotivamente, il regista non riesce a rendere il suo film memorabile, da consigliare a tutti. Nonostante molte parti estremamente brillanti ed una storia interessante, Sorrow and Joy alla fine stanca e sembra che la morte della piccola bambina sia solo un pretesto per raccontare la ricerca personale degli adulti sul modo corretto di amare un’altra persona.

Certo è che, guardando il film, si impallidisce di fronte ad una società adulta come quella danese: una società in cui una madre assassina non viene condannata a priori, ma si ricercano nella sua psiche i motivi che l’hanno spinta a compiere questo gesto così estremo.

Comments on Facebook

Comments are closed.