Il Cantico di Pietra Quarta Articolazione

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Il Cantico di Pietra Quarta Articolazione

Il Cantico di Pietra Quarta Articolazione

art.4

-Qui è messa, il rituale in cui si mette in scena la narrativizzazione del senso. Qui noi ricordiamo le regole attraverso le quali costruiamo la nostra fiaba. E per gli Anemos, ascoltami, i principi e le leggi sono i nemici. Tu ora incontrerai chi e cosa noi combattiamo. E allora, conoscendo l’avversario, conoscerai noi stessi. Poi deciderai, e noi decideremo.-

Laz si staccò dal gigante; -non ho armi, e non sono qui per combattere.-

-Non facciamo che lottare ogni istante…e tu, come arma, basti e avanzi.-

-Qui attorno ci sono gli istituti che educano gli stormi dei qualunquisti. Ognuna ha una propria arte peculiare, ma non credere, le loro sono specializzazioni che amputano il corpo principale; in certe panoramiche, le scuole sono i nuovi stati, le nuove nazioni. Può essere una decisione, una massa carraia, comprendi? Un punto di eterno. O può essere niente, il niente assoluto. E non devi avere risposta. Ora prendi questo sentiero-; gli indicò un verde più tenue che scendeva vertiginoso lungo una delle tanti valli, laghi di cellulosa; -la mischia ti attende.-

-Una filosofia pratica, questo intendeva Periclo…-

-Sì, ma non devi temere: vigileremo…e poi questi sono esseri visibili, appena nati, eppur già raccolti persi.- Leto tornò dentro l’ascensore, e scomparve.

Laz discese lungo il viottolo. C’era una solitaria entità che permeava la flora, i giunchi, le pareti di arenaria; nessun animale, dal predatore al più minuscolo insetto, irritava l’armonia. Un infinitesimale corpo estraneo che si addentra in un organismo colossale.

Un lieve aroma di menta e liquirizia gli solleticava il naso, ma il terreno accoglieva solido i suoi passi, l’aria frizzava di quel fresco che riaccende i tuoi meccanismi nell’arco di un istante, senza dolere.

Dopo poco giunse ad un terrapieno di sosta lungo il fianco della collina. Ai suoi cigli stavano 8 guerrieri che gli davano le spalle. Buttavano giù un’orda indistinta di volti e mani, un ammasso in cui Laz faticava a vedere una qualche umanità.

Uno parve accorgersi di lui. Dopo un fendente gridato si portò al centro dello spiazzo, mentre i compagni occupavano il suo fronte. Era basso, leggermente sproporzionato e i suoi occhi parevano sul punto di esplodere. La bandana che badava ai capelli non giovava certo. E tuttavia ispirava lealtà, un ché di bonario.

-Piacere errante, Arguen ti sta parlando, e a quanto vedo la campagna acquisti è ricominciata…-

-Sono qui solo per vedere.-

-La vista spesso non basta…e ti dirò, un po’ di riposo è sempre ben accetto…ora vai là e prendi il mio posto, vediamo come osi splendere…-

-Ho già detto che non voglio sporcarmi le mani…-

-Se sei qui, la tentazione è sempre più forte della tua volontà; sbrigati, o ti giuro che ti ci porto a forza, non ho tempo da perdere…-. La piccola amorevole botte si trasformò in un istrice minaccioso, arrogante e pieno di sé.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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