“Lost for Words”: Spellbound Contemporary Ballet tra silenzio e frastuono

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“Lost for Words”: Spellbound Contemporary Ballet tra silenzio e frastuono

A Roma, Teatro Tor Bella Monaca, in scena la trilogia di Mauro Astolfi su corpo e parole.

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Mauro Astolfi non ha paura. La chiarezza di un successo ribadito, la certezza di una fortuna collaudata svaniscono tra gli attimi della follia creativa di uno spirito artistico troppo inquieto, troppo onesto. Il coreografo romano mette in scena e in danza le proprie ossessioni e idiosincrasie, espressioni nude di un percorso filosofico turbolento che da sempre ne genera e dirige lo slancio tra strade e curve di rischio e ardimento.

Lost for Words (in scena in versione completa – Studio I, II, III – dal 1 al 3 Novembre al Teatro Tor Bella Monaca di Roma) è il precipitato coreografico di un processo di lunga data i cui segnali solo oggi risultano chiari tra le ombre di imponenti produzioni passate e angoli bui di insofferenza creativa. Quell’incerta eppur tangibile eccedenza filosofica rispetto ad un quieto sostrato narrativo, già evidente ai tempi di Relazioni [pericolose] e ancora di più in Downshifting, appare ora come la traccia di un sistema teorico in costruzione la cui forma faticava a comporsi tra le resistenze di una sostanza reticente e minacciosa. Erano quelli i segni anticipatori di una rivoluzione già in atto, annunciata eppure imprevista, temuta eppure desiderata, arginata eppure, infine, esplosa. E se non è casuale la bellica espressione del sottotitolo della trilogia “l’invasione delle parole vuote, scintilla definitiva di una battaglia inevitabile contro un nemico indistinto, lo è forse l’ossimorica, inquietante immagine del vuoto che avanza e riempie come fosse corpo e materia. Libero da invasioni scenografiche reali, affrancato da abiti drammaturgici troppo stretti, il palcoscenico mentale di Astolfi resta un campo di scontro spazialmente inteso in cui gli ostacoli, questa volta invisibili, rimangono tuttavia oppressivi e gravi come aria densa che soffoca anime e corpi.

Del tutto coerentemente con la propria indagine umana, Astolfi compie l’antitesi del proprio gesto coreografico, lasciando che sia il corpo a combattere contro se stesso, contro i limiti di  una solitudine comunicativa insanabile e verso i varchi tra i muri di altri mille silenzi. Non è, banalmente, un ritorno alle origini dell’ispirazione e nemmeno una ricerca dell’essenza primigenia della sostanza coreografica. Tra conflitto e unificazione, negazione e identificazione, Spellbound Contemporary Ballet insegue la propria sintesi e cerca se stessa riassorbendo il passato, producendo un presente diverso, proiettandosi verso un futuro nuovo.

Carico di pensiero, il lavoro Lost for Words ha avuto uno sviluppo in tre tempi e parti (Studio I, Creazione per Avvertenze Generali 2011; Studio II, Creazione per Amat Civitanova Danza 2012; Studio III, Creazione per la Regione Lazio, con debutto in prima nazionale il 16 maggio 2013), seguendo l’elaborazione di un’idea già chiara dal principio ma diversamente declinata nel suo svolgersi.

In un universo dialogico confuso in cui significante e significato perdono concordanza, la danza dei ballerini di Spellbound cerca il proprio alternativo strumento d’espressione rincorrendo quel che nel primo studio appare un accordo extralinguistico tormentato ma ancora possibile. I danzatori riescono a toccarsi, a trascinarsi, a sostenersi per attimi brevi e incontri casuali; schivano fisicamente proiettili invisibili di cui sembrano ignorare l’origine ma prevederne la traiettoria; mirano essi stessi ai volti di altri soldati per cercare tra labbra, espressioni e gesti, una possibile traccia di senso, riconoscimento e pienezza. Dal centro del proprio corpo, dal ventre del proprio io, nello Studio II, i ballerini sembreranno infine riconoscere il seme di una speranza feconda: tra gli echi di lingue sconosciute e silenzi di parole non riuscite, si risveglieranno e scioglieranno i volti di un’alienazione negata e sconfitta in una battaglia difficile e folle.

L’azzeramento della speranza, il riemergere dell’inquietudine, animeranno invece i nervi e gli spigoli dello Studio III, in una gestione coreografica prepotente e concitata in netto e affascinante contrasto con le curve dinamiche delle prime due parti. La ricerca del senso si trasforma qui in un più concreto e visibile scontro gestuale che sfiora l’immagine di una violenza fisica travestita da aggressione verbale, tra interrogatori, domande e prigioni linguistiche. Slanci nervosi, corpi gettati, spinte impreviste, fanno dello studio III un quadro di inedito registro astolfiano la cui ansia creativa sembra giovare non solo alla propria indagine stilistica ma persino alla già ottima preparazione dei  nove danzatori, qui alle prese con uno sforzo tecnico senza precedenti.

Apprezziamo, sempre, l’abilissimo studio delle luci di Marco Policastro che in un palcoscenico del tutto spoglio crea un percorso visivo di concreta fattura arricchendo la danza di Astolfi di ulteriori dimensioni e strati di senso.

Lost for Words è stata l’unica produzione europea assegnataria di un NDP (National Dance Project) subsidy negli Stati Uniti per la stagione 2012/2013.

Scheda spettacolo: http://www.spellboundance.lost-for-words

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