La “Guerra Italiana” raccontata da Robert Capa

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La “Guerra Italiana” raccontata da Robert Capa

Considerato il padre del fotogiornalismo, Robert Capa sarà in mostra a Roma al Museo Palazzo Braschi, dal 3 ottobre al 6 gennaio 2014, in una allestimento a cura di Beatrix Lengyel. Nel settantesimo anniversario dello sbarco degli Alleati, la mostra propone quelle immagini che il fotoreporter ungherese catturò durante i suoi viaggi.

In quasi quaranta anni di vita ha collezionato più di settantamila foto, celebre eredità che oggi è custodita a New York, all’International Center of  Photography. Dall’enorme patrimonio del fotografo ungherese, il fratello Cornell e il biografo Whelan, anno selezionato 937 foto, tra le più caratteristiche ed importanti, che hanno dato vita  a tre raccolte – le Master Selection I, II e III – conservate a New York, Tokyo e Budapest. Di queste foto, 78 saranno esposte a Roma, dal 3 ottobre al 6 gennaio 2014, nelle eleganti sale di Palazzo Braschi, che per l’occasione aprirà i nuovi ambienti espositivi dedicati esclusivamente alle mostre temporanee. Una volta ultimati i lavori di allestimento di tutti gli spazi recentemente restaurati, le sale espositive del palazzo Braschi passano così a 58, distribuite su tre piani.

Nato nel 1913 e morto nel 1954, Capa passò la maggior parte della sua vita a documentare la guerra. Non era un soldato ma era coraggioso abbastanza da buttarsi nei conflitti più duri del XX secolo. Con la macchina fotografica in mano passò attraverso la guerra civile spagnola (1936-1939), la seconda guerra sino-giapponese (che seguì nel 1938), la seconda guerra mondiale (1941-1945), la guerra arabo-israeliana (1948) e la prima guerra d’Indocina (1954). Durante la seconda guerra mondiale si spostò tra Londra, il Nord Africa e l’Italia, documentando anche lo sbarco in Normandia e la liberazione di Parigi.

Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio. E’ il luglio del 1943 dopo un anno di lavoro nel Nord Africa al seguito delle truppe americane, Capa si paracaduta in Sicilia, avendo saputo anticipatamente che gli anglo-americani si stavano preparando a invadere l’isola; in quei giorni cattura l’intensità dei momenti della liberazione (Benvenuto alle truppe americane). Ed è attraverso quella straordinaria sensibilità che lo lega al territorio e la capacità di arrivare al cuore degli avvenimenti, che Capa racconta la Resa di Palermo, o il funerale delle giovani vittime delle  Quattro Giornate di Napoli (Funerali di venti liceali.  Madri piangono per i loro figli).

Un viaggio fotografico, con scatti che vanno da luglio ’43 a febbraio ’44 per rivelare, con umanità priva di retorica, le tante facce della guerra, spingendosi fin dentro il cuore del conflitto. Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Per dirla con le parole di Lengyel “ le fotografie di Capa sono impresse nella memoria collettiva come piccoli frammenti del XX secolo. Sono tessere di un simbolico mosaico degli istanti che separano vita e morte…”, lui straordinariamente lucido per tenere ben presente l’eterno dilemma del giornalista e del fotoreporter: esserci per richiamare l’attenzione del mondo sul dolore e non poter personalmente aiutare gli afflitti. John Steinbeck scriveva che “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”. Dice ancora  la curatrice nella presentazione della mostra: “Grazie alla delicatezza, all’umanità, alla spontaneità e alla sensibilità dei suoi scatti, generazioni di fotografi hanno compreso come sia possibile immortalare i dimenticati e gli ultimi nell’intimità degli attimi di cui si compone una vita, siano essi attimi di commozione, sollievo, terrore o felicità.”

Foto, famose in tutto il mondo, che raccontano a modo loro la vita.

La tappa successiva della mostra sarà Firenze presso il MNAF Museo Nazionale Alinari della Fotografia dal 10 gennaio al 30 marzo 2014.

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