IL ROMA FICTION FEST INCONTRA ROCCO PAPALEO, l’uomo del momento torna al cinema con il suo nuovo film.

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IL ROMA FICTION FEST INCONTRA ROCCO PAPALEO, l’uomo del momento torna al cinema con il suo nuovo film.

Steve della Chiesa intervista l’uomo del momento Rocco Papaleo, al cinema dal 17 Ottobre con il suo nuovo film “Una Piccola Impresa Meridionale”.

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Quanto ha cambiato nella tua vita presentare Sanremo?

“Sanremo è un’esperienza che non può non cambiare le sorti della tua vita, nel bene e nel male, perché sarebbe potuto essere un disastro e portarmi alla rovina. Fortunatamente era vivo dentro me il ricordo da bambino nel mio paese con un televisore ogni 100 abitanti, e quel televisore era a casa mia, quindi i 100 abitanti erano dentro casa mia a guardare il festival di Sanremo in bianco e nero. Sono cresciuto con quel mito, Sanremo  è stato sempre un mio sogno. L’anno prima di essere scelto come conduttore avevo presentato una canzone per il concorso per affermarmi come cantante, perché Sanremo è come l’esame di scuola guida, vai li ti danno la patente e puoi guidare. Volevo diventare credibile come cantautore”

Qual è il concerto più bello che hai fatto in vita tua?

“Ne ho fatti tanti, però non posso dimenticare le serate passate da “Il Locale” che è stato un trampolino di lancio per molti di noi e molto importante per la scena musicale romana dei primi anni 90’. Da li sono germogliati tanti frutti come Daniele Silvestri, Max Gazzè, Alex Britti, Nicolò Fabi, i Subsonica, e tanti altri. Era un momento di fermento, di contaminazione. Era il mio posto preferito. Andavo li tutte le sere.”

thIl concerto più brutto è stato quello con Sabrina Ferilli?

“Anche se c’era solo Sabrina Ferilliè stato un bel momento. Avevo una band fatta di grandi talenti e quella sera suonammo di grande gusto il rhythm & blues. Perché rispetto al teatro dove c’è bisogno del pubblico, quando suoni è completamente diverso, perché puoi anche stare isolato nel tuo mondo, nella relazione tra i musicisti. I miei spettacoli alternano sempre momenti di recitazione a momenti cantati, e nei momenti di recitazione quando c’è un po’ di vocio di sottofondo mi infastidisco. “

Basilicata coast to coast è stato uno degli esordi più premiati nella storia della recitazione. Il film è piaciuto, ha vinto premi, la critica ne ha parlato bene e la gente è andata a vederlo. Situazioni che difficilmente si concretizzano tutte insieme. Qual è stato secondo te l’ingrediente segreto?

“ E’ stato un anno di magra per il cinema italiano. L’ingrediente segreto? Se lo sapessi l’avrei usato anche nel nuovo film. E invece ho il terrore che stavolta non la farò franca. Basilicata coast to coast ha trovato una corrispondenza anche un po’ imprevedibile. Penso che il suo segreto sia nell’ecologia esistenziale, questa idea di andare a piedi era molto affascinante e racchiudeva una suggestione che il pubblico ha molto apprezzato.  La vittoria è stata anche  data dal fatto che è un film apprezzato da ogni fascia d’età. E’ un film autentico con della sincerità dentro, adornato da bella musica che ha dato al film un tono più alto e soprattutto gli attori sono stati molto ispirati.”

E’ anche un film molto surreale, cosa hai detto agli attori per indirizzarli?

“ Gli ho detto di cercare la musicalità e recitare con un dolore dentro, con un disagio, quello è il tono che a me piace. La vita che scorre la si subisce un po’ e ci si addolora con ironia.”

 

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