Il Cantico di Pietra Terza Vocazione

L’Oroscopo di Glo Previsioni Astrali dal 30 settembre al 6 ottobre 2013
2 Ottobre 2013
Recensione de “Il bardo psichedelico di Neal” di Dianella Bardelli
2 Ottobre 2013

Il Cantico di Pietra Terza Vocazione

Terza vocazione

terza vocazione

I merli trattenevano pigramente qualche filo di chiaro, annoiati da quel bilico a spiovente che avrebbero dovuto sorbirsi in eterno. Le ombre crescenti non riuscivano a nascondere la sporcizia del terrazzo, stuccato dall’organico riflusso di degradati rapaci e dall’inorganico ludibrio d’incapaci annullati; lei sospirò in maniera esperta, chiuse gli occhi maledicendo l’etica in media ed in mediana, e si avvicinò alla sezione di parapetto che l’inserviente, un lobotomizzato come ogni funzionario legittimo, le ripuliva dietro altruistico compenso.

L’aria non era fredda, tuttavia si muoveva sempre a quell’altitudine e aiutava lo spettacolo a compiersi…c’era un gran movimento appena sotto la torre, un anello di figure ne attorniava un pugno, ora diviso ora uniforme, e gli incitamenti riuscivano a raggiungerla, ovattati dai metri infarciti dalla spazzatura dei sogni. Più che l’evento, a lei bastava vederli così…piccoli, ed insignificanti…formiche sacrificabili con un semplice gesto, od un gioco di palpebra…quella era la casa giusta per il suo ego, e ci avrebbe abitato se solo avesse potuto nascondersi, o pagare abbastanza il guardiano…lì era tutto limpido…la misura delle cose, le proporzioni tra i concetti, i valori delle persone…il viso spuntava fiero dalle colline di decrepiti mattoni, e sconfinava oltre la città fino alle pianure che solo a quell’altezza desiderava vedere, e assaporare…le sarebbe piaciuto vivere qualche secolo addietro, quando i signori facevano a gara nel costruire il bastione più alto per diffondere il proprio prestigio…almeno, si sarebbe sentita più integrata, più attaccata a ideali che adesso prosperavano in paesi esotici e frustati, più inserita nel perfetto cosmo di allora, rispetto al caritatevole inferno del qui che distribuiva la gravità concorde…prese nota per il carico del giorno successivo, e dedicò qualche minuto alla propria cosa, centellinando l’ebbrezza della sua sventante onnipotenza fino a risuonare interamente dell’icona nata primogenita: una pellicola fiamminga, un susseguirsi di quadri, connessi al movimento dei colori, e non delle linee…una stasigramma le apparve, una ragazza annusa una foglia blu, poi il movimento d’un centesimo ulteriore, lo scatto, e una nuova fotografia, come se il mentre fosse incoscientemente rielaborato, pur non esistendo…poi un ragazzo appena sceso da una carrozza di ferro, il terreno che va a prendere il sole restio a scendere…intervalli, intervalli, intervalli…doveva lavorare ancora per uno, al massimo due ritorni, e avrebbe potuto dare la vita a quell’embrione scalciante nell’embrione d’adulta che era per tutti, amanti e sconosciuti, laici e credenti. E lo avrebbe difeso, come un gigante. Meglio, come una madre.

 

Dice che tutto reagisce

ascoltalo e urina su tuo padre

dice che tutto finisce

seguilo, e offendi tua madre

dice occhi chiusi quando sogni

ubbidisci, e sarai un ateo frate

dice che tu un vento agogni

taci, e invecchia d’antrace

tra i tuoi miti annacquati,

questa spensieratezza,

gli aliti registrati,

e la tua vile fierezza

di cui la verde età

non è attenuante

in un mondo d’equità,

e luce straziante,

in un mondo riverso

e di giustizia anelante

in un sogno emerso

senza una pallida scena

senza un caldo passato

senza ventura cancrena

od un flebile amato

 

Ti fotteremo,

ti stiamo già fottendo

perché va tutto bene

quanto ti piace

quando guizza,

vigoroso Aiace,

nella discarica infis…

 

Si tappò le orecchie a quel canto, tragicamente ritmato, che osava spingersi fin lassù. La doppiezza e l’attenuante rimanevano il massimo repertorio sfoggiabile; lei lo aveva imparato, ripetuto, ma non riusciva ad abituarsi, a usarlo seriamente nel dipinto del proprio mondo…forse era per questo che se ne stava sola e sanguinante in una squallida torre arroccata, nell’oblio fagocitante del vespro…forse era per questo che, cocciuta, fissava con disprezzo e voglia una bestia ancestrale e sublime, sorreggendone lo sguardo…forse era per questo che, impenetrabile, scandagliava immobile il mosaico del reale, come un gioco non ancora perso…come un regno, ripudiato e mai tradito, che le spetta di diritto…come una scommessa in cui, sul tavolo, non c’è l’anima, ma qualcosa di più.

Comments on Facebook
Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

Comments are closed.