Si alza il vento (Kaze Tachinu – The Wind Rises) – Hayao Miyazaki

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Si alza il vento (Kaze Tachinu – The Wind Rises) – Hayao Miyazaki

Si alza il vento (Kaze Tachinu – The Wind Rises)

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Treni e aerei. Due simboli del progresso, due modi diversi d’interpretare l’evoluzione tecnologica.

I binari, il percorso predeterminato e stabile contro la reificazione del sogno di volare, con tutte le sue incognite, l’esaltazione e il rischio di rovinose cadute.

Ispirato alla storia vera di Jirō Horikoshi, l’ingegnere aereonautico nipponico che disegnò diversi modelli di aeroplani utilizzati dal Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, Kaze Tachinu (The Wind Rises) si propone al pubblico come un racconto maturo e articolato, che procede su diversi temi portanti e si divide idealmente e ideologicamente fra la forza e la bontà dei sogni e la drammaticità disincantata che spesso accompagna la loro realizzazione.

Seguiamo dunque il percorso di crescita di Jirō dall’infanzia alla maturità, accompagnandolo per le tappe che lo porteranno a realizzarsi come professionista e come uomo, trovando anche il caduco amore della bella e dolce Naoko, personaggio romantico e dolcemente determinato. Tale percorso procede in parallelo con quello dell’industrializzazione del Giappone fra le due guerre, raccontata con una consapevolezza dei limiti e dell’arretratezza affrontata dal paese con umiltà e al contempo grande slancio.

La trama e la stessa costruzione del racconto, scandito da tempi dilatati e costellato di eventi spesso drammatici, è raccontato dallo Studio Ghibli con la consueta poesia e capacità di dare valore ai piccoli particolari, ma si differenzia abbastanza dalle precedenti produzioni per una specificità non minore: come molti dei personaggi animati da Miyazaki, Jirō è un sognatore, una persona che non ha smesso di credere nei propri ideali e nella fantasia, ma in questo lungometraggio non si ha la consueta fusione fra i piani di realtà. Il sogno e la realtà in Kaze Tachinu non si incontrano se non nella realizzazione pratica delle intuizioni di Jirō, suggerite dai dialoghi onirici con l’ingegner Caproni, pioniere dell’avventura aeronautica italiana, personaggio realmente esistito che si pone per Jirō come una sorta di mentore e sprone.

La bellezza dei dialoghi e del messaggio di fiducia in se stessi e nei propri sogni che Caproni trasmette a Jirō è temperato, ma non annullato, dalla consapevolezza che la realizzazione dei sogni non sarà conforme alle aspettative e che, in particolare con gli aerei, l’attuazione pratica porterà ad un uso nefasto come quello bellico. Tale consapevolezza è però affrontata nel film con grande levità, si tratta di un’accettazione non rassegnata,  sembra piuttosto una presa d’atto della natura umana e del corso degli eventi, quel treno che imperterrito procederà sui propri binari a prescindere dalle traiettorie che cercheremo di dargli, ma che non ci impedisce di pensare che il portato delle nostre azioni possa e debba poter essere anche positivo: «Le vent se lève, il faut tempter de vivre (Paul Valéry)».

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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