Mirage à l’italienne. Raccontare la crisi

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Mirage à l’italienne. Raccontare la crisi

Alessandra Celesia nel ’95 a Torino vede un cartello: “Sogni un lavoro? L’Alaska ti aspetta!”. Cinque anni dopo lo tramuta in film. Produzione francese per questa docu-fiction dal sapore profondamente italiano, Mirage à l’italienne racconta cinque storie molto diverse tra loro ma con un unico filo conduttore: lasciare l’Italia. Come la mamma che getta i piccoli giù dal nido per insegnare loro a volare, così il “Belpaese” vede andar via molti dei suoi figli in cerca di una vita migliore. La crisi non è solo un fatto economico, ma una questione di valori che si sono persi e altri, più giusti, che ancora non trovano posto qui.

C’è Giovanna, cinquantenne tossica, che parla ad un registratore invece che ai suoi due figli. C’è l’attrice che ha perso il lavoro e tira avanti con lavoretti saltuari;  il meccanico che nasconde la propria omosessualità alla famiglia. C’è l’ex militare che ora vive con la nonna e poi il professionista con alle spalle la perdita di un figlio e un bisogno smisurato di non lasciarsi scappare nemmeno un’occasione per ricominciare a vivere. Persone e personaggi molto diversi tra loro, che in situazioni normali forse non si sarebbero mai incontrati per età ed estrazione sociale diversa, ma che in questa avventura scoprono affinità e sentimenti univoci.

Hanno la forza di mettersi a nudo e di raccontare il proprio intimo vissuto a favore di un’opera che ha la naturalezza di un documentario e la costruzione diegetica di una fiction. Non si fa fatica ad immedesimarsi nelle vicende di queste persone, l’empatia è immediata (ad eccezione forse di Giovanna, che sentiamo essere un po’ forzatamente retorica).

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Il miraggio contenuto nel titolo rivelerà quello che, in fin dei conti, ci si aspettava fin dall’inizio, cioè che nessun lavoro fosse lì ad aspettarli in Alaska. Come reagire allora? Restare o tornare a casa? Ognuno di loro ha una risposta diversa da dare, costruendo quella ricchezza umana di cui la Celesia ha ben saputo cogliere i meccanismi intimi e sospesi. Indicativo a questo proposito il dialogo tra l’ex militare e il meccanico: “E’ stato più facile dirlo a mio padre che a te”. In quella linea di confine rappresentata dall’Alaska, tutto sarà possibile, persino recuperare un po’ di quella poesia che così tanto manca ormai alla cara vecchia Italia.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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