Il Cantico di Pietra – Prima Articolazione

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Il Cantico di Pietra – Prima Articolazione

Prima articolazione

prima articolazione

Laz scese dalla scaletta; il pavimento tradiva una certa inconsistenza; -grazie…posso chiedere dove?-

-Tra noi…quella via era un filtro di reclutamento…-

-Non ho visto prove, né esaminatori…-

-Mandiamo una canzone, una canzone talmente complicata che l’orecchio di solito la rifugge…- fischietta per tre istanti un motivo incomprensibile; -…aborigena, credo sia la sua origine…o almeno la metrica fu decisa nel dreamtime…di solito, dicevo, ma raramente accade che parte ne sia presa e plasmata…non è capirla totalmente, ma per quello c’è tempo, hai dimostrato di averne le potenzialità…la potenzialità di assorbire la complessità e adeguarla ai tuoi scopi…- con naturalezza gli stringe la spalla; potrebbe strappargliela, a sentire le radiazioni che emanano dal palmo; -…considerati un prescelto…-; una boccata. Ormai è quasi al filtro.

-Per cosa?-

L’altro sogghigna: -per far parte degli Anemos.-

-Gli Anemos?-

-I figli del cambiamento, l’ira dell’espressione, la schizofrenia coraggioso del creato…noi siamo gli alfieri del cambiamento, Laz.-

Laz si gira. Nessuna nave alle spalle. Si rivolta. Respira. Non può temere, perché non c’è uno stato diverso da quello in cui è; -come sai il mio nome?-

-C’è l’hai scritto in faccia, appena sotto il tuo prezzo.- dalla fronte l’uomo gli stacca uno scontrino. Giallo fosforescente, sbiadito.

-Siete dei paramilitari? Dei terroristi? O magari anarchici?-

-Il problema è che ci atterrisce il nuovo, e non di rado ci rifacciamo a vetuste etichette, etichette calde quanto scadute, per analizzare le novelle realtà…noi, Laz, siamo una di esse: un fresco martello che ha risposto alla chiamata di questa società sofferente, il motore del futuro, l’impavida avanguardia che guida l’esercito.- getta il cadavere della sigaretta. Uno sfrigolio.

-Noi non siamo un esercito…-

-Oh sì…un esercito dormiente, che solo una rivoluzione può svegliare…e mai una truppa o una legione potrà innescarla, solo manipoli di coraggiosi.-; tira fuori il pacchetto.

-Che hanno forse la verità?-

-Forse…o forse non ancora, ma almeno la cercano; l’esperienza è sempre qualcosa di doloroso, eppure ti grazia dal torpore, dalla colpa…-

-E come si trova, la verità?-

Un’altra sigaretta balena tra le dita; -componendo arte nervosa, mirando ad un’utopia, assecondando i nostri appetiti, sprigionando ogni energia che ci attraversa, essendo nodi di più flussi possibili…l’uomo odierno è senza nome, e di questo deve godere. L’uomo moderno deve vivere la propria libertà, non temerla. L’uomo moderno è degno dei suoi pensieri, e delle sue paure.-

-Quanta fiducia…ma l’uomo scanna l’altro uomo, senza autorità, senza una minima legge, senza freni…-

-Così ti è stato insegnato…- osserva la stelo, mirandone il potenziale prima che l’atto lo rovini.

-E’ la storia che lo dice…-

-La storia, per fortuna, non è affatto una scienza esatta…- alza il pacchetto, – vedi, noi siamo come un pacco di sigarette che cerca di riempirsi, malato e ossessionato che ogni singola paglia debba per forza essere diversa dall’altra; questa ricerca della potenzialità l’abbiamo dentro perché in noi l’immaginazione fa il lavoro, un miliardo di volte più veloce e un milione meno accurato, della selezione naturale. Ragiona per ipotesi, ma certo non riserva la morte se sbagli, non sempre almeno. E’ una grossa caotica macchina che tende al folle ipercinismo, ad avere pare sue e sue leggi…guarda spesso come e quando ti svegli; guarda di quanti mondi hai memoria, diversi dal tuo; guarda le parti di te che nascono e muoiono nella rapsodia di un solo giorno: la cosa, ne converrai,è discretamente lampante.-

-E quindi?-

-E quindi dobbiamo prenderne coscienza, dobbiamo essere folli e terribili, rigettare la mediocrità che il troppo compromesso comporta…ma non sono io che devo convincerti; qui attendevo solo in veste di scorta; sarà il nostro signore ad illuminarti.-

-Darmi la luce, quindi la sua di legge? E un signore poi…non ci sono signori, nell’anarchia…-

-No, hai ragione…ma ci sono persone che vale la pena di ascoltare…l’anarchia non è autismo, ma un potenziamento reciproco e privo di vincoli…-

-Invidio la tua fede…-

-Seguimi, e probabilmente te ne farai tu stesso dono.-

-Fai strada.-

-Non c’è una strada; solo innalzarsi, o cadere. Comunque piacere, come Leto sono conosciuto.-

Il tetto franò.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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