Towheads. L’esordio sui generis di Shannon Plumb

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Towheads. L’esordio sui generis di Shannon Plumb

Il Milano Film Festival, diciottesima edizione, continua a regalarci sorprese con piccoli gioiellini che difficilmente avrebbero tale visibilità in sala. E’ la volta di Towheads, lungometraggio in concorso di un’esordiente illustre. Shannon Plumb, video artista raffinata e ironica, mette in mostra l’every-day life di una quarantenne moglie e madre in una commedia che attinge a piene mani dal proprio vissuto. Sì, perché le due teste del titolo sono quelle biondissime dei suo figli, mentre voce e silhouette (non avremo mai modo di guardarlo in volto) del consorte sono quelle di Derek Cianfrance, già regista di Blue Valentine e Come un tuono, qui nel ruolo di se stesso in qualità di marito e padre (piuttosto assente in verità).

Pur modificando il suo nome in Penelope e quello del marito in Matt, in una continua oscillazione tra fiction e realtà, Towheads restituisce un ritratto intimo e poetico di uno spazio privato non proprio impeccabile. Ed è in questo che la regista e interprete, la cui mimica deriva direttamente da mostri sacri quali Charlie Chaplin e Buster Keaton, si fa esempio da seguire: la Plumb insegna che è nel modo di narrare una storia che giace la magia del cinema. L’opera dunque, pur restando nei confini sicuri di una commedia fresca e divertente grazie alla sequela di “sketch”, mette in campo l’ambivalenza del sentimento di scoramento e gioia che può attraversare chi ha dovuto sacrificare la propria carriera ma anche un po’ di sé a favore di marito e figli.

Penelope/Shannon attraverserà varie fasi nel corso del tempo: il rifiuto del proprio ruolo, la negazione, la totale chiusura in se stessa, fino ad arrivare ad un finale che lascia intravedere una svolta importante, cioè la presa di consapevolezza che essere se stessi, pur nella propria eccentricità, ripaga sempre.

Lode quindi al MFF2013 per aver nuovamente colpito nel segno. Plauso anche per un’altra iniziativa, quella intitolata “Adotta un regista”. Ho potuto verificare di persona come chiedere ad alcune famiglie milanesi di trasformarsi in novelli mecenati ospitando i filmakers in arrivo per il Festival, sia un’idea meravigliosa, che ha il merito non solo di realizzare un’accoglienza low cost che, in tempi di crisi, male non fa, ma soprattutto di mettere in relazione culture cinematografiche e non molto diverse tra loro, in un vicendevole scambio che arricchisce tutti.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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