Run & Jump: Unconventional Love

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Run & Jump: Unconventional Love

Al via questa diciottesima edizione del Milano Film Festival ed esordio non potrebbe essere migliore. Ad inaugurare i lungometraggi in concorso l’opera prima, inedita in Italia, di Steph Green, Run & Jump.

La storia è quella di una famiglia irlandese alle prese con il rientro, dopo la lunga degenza in ospedale, del giovane padre vittima di un ictus cerebrale, le cui devastanti conseguenze hanno cambiato per sempre il suo modo di essere al mondo. La famiglia sarà accompagnata in questo percorso dal Dott. Fielding – ricercatore americano, giunto nel Vecchio Continente per studiare gli insoliti effetti che la malattia sta procurando all’uomo.

Vanetia, madre e moglie, – interpretata da una superba Maxine Peake – è una roccia. Ironica, paziente, amorevole, è la forza motrice che smuove le esistenze di ogni singolo componente di questa storia, trasformandone dinamiche e reazioni. Così una trama che aveva tutta l’aria – e  di fatto lo è – di essere un dramma familiare e psicologico greve, attraverso i tratti lievi ma non per questo semplici con cui prende vita il personaggio di Vanetia, assume i connotati di un happy-go-lucky film.

Mi sono letteralmente innamorata di questa donna che, nel corso dei due mesi narrati, subirà svariati contraccolpi come la morte dell’amato suocero, la presa di consapevolezza del figlio della sua omosessualità e il suo tentato suicidio, l’accettazione che l’amato Conor (Edward MacLiam) non potrà più tornare lo stesso, nonché l’avvicinamento al Dott. Fielding, Ted (Will Forte). Un uomo molto diverso dal suo mondo, ma la cui presenza avrà un effetto rassicurante sulla sua famiglia e le permetterà di evadere tornando a essere finalmente se stessa.

Una sceneggiatura, quella della brava Ailbhe Keogan, anch’essa agli esordi nel mondo dei lungometraggi, la quale tratteggia, sorprendentemente con maestria da habitué, personaggi a tutto tondo e, per questo, assolutamente credibili. Run & Jump è un film anticonformista a suo modo. Lo è nel profondo, quando non ti riesce proprio di non immedesimarti in Vanetia e nella sua lacerazione interiore tra il giusto e il sbagliato, il possibile e non possibile. Il sentimento dell’amore è anticonformista, perché non permette giudizi ed etichette su chi, con il suo esserci, sta facendo del bene e sa anche quando è il momento di abbandonare la partita. Tornando ognuno alla propria realtà, ma più forti e completi di quanto non potessero esserlo prima.

L’esordiente Green non sbaglia un colpo in questo dramma dolceamaro che attinge forza e vocazione persino dal paesaggio irlandese, meraviglioso e autentico co-protagonista. I campi lunghi sulle scogliere e sulle colline verdi sono l’emblema di un mondo bellissimo e allo stesso tempo spaventoso, metafora quanto mai appropriata del nuovo stato mentale di Conor. Su questa scia, indicativo il piano americano tra madre e figlio e il loro scambio di battute:

Lenny: “Ti piace lui?” (riferendosi a Ted)

Vanetia: “E a te?”

L: “Sì”

V: “Anche a me”

L: “E ti piace papà? Il nuovo lui?”

V: “Sì”

L: “Anche a me”

 

In questo dialogo è racchiuso l’universo parallelo di Run & Jump, un mondo in cui amare è l’unica scelta possibile.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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