Elysium – Neill Blomkamp

Questi sono i 40 – Judd Apatow
13 Agosto 2013
Drift – Morgan O’Neill e Ben Nott
22 Agosto 2013

Elysium – Neill Blomkamp

Dopo District 9, Blomkamp continua con la fantascienza a sfondo politico. Ma stavolta Hollywood ci mette fin troppo il naso.

ElysiumIl campo della fantascienza adulta e politica è uno dei più affascinanti della letteratura e del cinema di genere, peccato che Hollywood se ne accorga solo per i pretesti a film medi o kolossal convenzionali. E’ ciò che accade anche a Neill Blomkamp, che dopo l’ottimo District 9 viene reclutato dagli USA per un film affine come Elysium, a cui però il cambio di nazionalità nuoce. Nel 2154, l’umanità è divisa in due classi: i ricchi, pochi eletti che vivono su una stazione spaziale lussuosa chiamata Elysium; ed i poveri, che vivono sul pianeta Terra, ormai sovrappopolato e poco abitabile. Il governo del pianeta stabilisce nuove leggi contro l’immigrazione, per tentare di fermare le persone che continuamente tentano di arrivare su Elysium, per preservare il lusso ed i benesseri per i pochi ricchi. Max dovrà così affrontare una missione che ha due possibili conclusioni: la morte o l’appianamento tra le due classi umane e il conseguente raggiungimento dell’uguaglianza mondiale.

Scritto dallo stesso Blomkamp, Elysium è appunto un film di fantascienza adulta e distopica, che dietro allo spunto d’abitudine – e che il cinema americano ha usato a iosa negli ultimi anni, da Wall-E ad After Earth – nasconde una riflessione interessante e potente sull’immigrazione vista dai due lati della frontiera, e quindi sui suoi risvolti politici e sociali. Poi però la lunga mano di Hollywood interviene e anziché portare l’affresco alle sue estreme conseguenze, anziché raccontare di uguaglianza e potere, riduce tutto  a uno scontro buoni cattivi tra due cyborg/terminator che si prolunga per mezz’ora, dimenticando gli spettatori adulti e senzienti e puntando sui ragazzini, almeno nelle intenzioni. Chiudendosi poi sul più bello, quando il gioco si faceva davvero interessante, per ché un lieto fine non si nega a nessuno, e nemmeno un finale “epico” che appaga l’ego di divi come Matt Damon. Blomkamp ha molto da dire e raccontare, e si vede. Bisognerebbe solo che evitasse di far intromettere troppo l’industria nei propri lavori.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.