Pacific Rim – Guillermo Del Toro

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Pacific Rim – Guillermo Del Toro

Occhio per occhio, dente per dente: mostri enormi contro robot giganteschi in una battaglia senza esclusioni di colpi per salvare il pianeta Terra, nello spettacolare Sci-Fi diretto da Guillermo Del Toro.

pacific-rim-from-the-skyPer fronteggiare e tenere testa ad un imponente attacco serve una difesa altrettanto imponente. Un’equazione, questa, piuttosto elementare sulla carta, ma quando si tratta di passare dalla teoria alla pratica e in ballo ci sono il pianeta Terra e la sopravvivenza della sua popolazione, le cose si fanno decisamente più complicate. È quanto accade in Pacific Rim, ultima fatica dietro la macchina da presa di Guillermo Del Toro, nella quale il mondo è sotto l’attacco di giganteschi mostri, noti come Kaiju, emersi da un portale interdimensionale sul fondo dell’Oceano Pacifico. La guerra instaurata contro tali creature è destinata a distruggere milioni di vite e consumare le risorse umane per gli anni a venire. Per fronteggiarle vengono ideate delle armi speciali: enormi robot antropomorfi alti circa 90 metri chiamati Jaegers, di solito controllati simultaneamente da due piloti le cui menti sono collegate a una rete neurale. Poiché i devastanti attacchi dei Kaiju sono quasi tutti concentrati sugli stati che affacciano sull’Oceano Pacifico, le nazioni più potenti del Pacific Rim impiegano gran parte delle proprie risorse per aderire al progetto Jaeger e la loro costruzione. Nonostante un’iniziale rivalsa ad opera degli Jaegers, i Kaiju si adattano ai loro nuovi avversari, diventando più eterogenei, aggressivi ed organizzati. La feroce risposta dei mostri spinge nuovamente l’umanità sull’orlo dell’estinzione. A ribaltare le sorti della guerra sarà l’ultimo manipolo rimasto degli ormai sottovalutati piloti di Jaegers. Tra loro spiccano i due protagonisti: un ex pilota caduto in disgrazia ed una giovane recluta, entrambi chiamati a prendere le redini di un leggendario quanto obsoleto Jaeger, il Gipsy Danger.
Una lotta senza esclusione di colpi che diventa il più semplice, ma efficace, dei tappeti drammaturgici sul quale stendere le dinamiche narrative di uno dei migliori blockbuster della stagione, nelle sale nostrane a partire dallo scorso 11 luglio con Warner Bros. Pictures. Il risultato è uno spettacolo tridimensionale (non nativo ma adattato) per gli occhi (vedi le scene dell’attacco di Hong Kong e soprattutto l’incubo di Mako Mori), che ha nello straordinario impatto visivo degli effetti speciali e nelle iper-cinetiche sequenze d’azione i principali punti di forza. Su e con essi, Del Toro costruisce uno Sci-fi che sa come tenere incollati alle poltrone gli spettatori di turno, ai quali il regista messicano somministra la sua consueta e abbondante dose di adrenalina e visionarietà, frutto dell’unione dell’alto con il basso, del commerciale con l’autoriale, ma soprattutto di un’indubbia capacità immaginifica che gli ha consentito in questi anni di dare forma e sostanze sullo schermo a nuovi mondi e a personaggi senza precedenti (vedi quelli che animano Hellboy o Il labirinto del fauno).

In Pacific Rim confluiscono le anime, i generi e i registri chiave del suo cinema, quelli che in modalità random gli hanno permesso di firmare pellicole di varia natura. Come nei film precedenti si appoggia pesantemente ad un immaginario pre-esistente, che una volta codificato viene plasmato per poi prendere nuova vita. Se per gli Hellboy e Blade 2 c’erano i fumetti, per La spina del diavolo e Il labirinto del fauno c’erano gli orrori e le paure pre e post guerra civile spagnola, qui il regista attinge a piene mani dalla tradizione della fantascienza nipponica dei mostri giganti, che ha in Godzilla di Inoshiro Honda, oltre che la risposta a King Kong, il capostipite di un sottogenere che avrà non poca fortuna commerciale. Ovviamente, il confronto non regge sul piano allusivo e metaforico, con il cult del 1954 che si era fatto portavoce della protesta e del dolore giapponese contro l’utilizzo delle atomiche su Hiroshima e Nagasaki nove anni prima. Pacific Rim non può e non ha nessuna intenzione – per fortuna – di scomodare quei temi, ma si rifà piuttosto al designer e alle figure robotiche e mostruose che per decenni hanno spopolato in quel sottogenere, compreso lo scontro titanico tra le forze scese in campo per annientare e difendere la Terra, molto di più di quanto Michael Bay aveva fatto per portare sullo schermo i Transformers. Il regista messicano esplora per l’occasione la nutrita e sterminata produzione manga e televisiva made in Japan degli anni Settanta-Ottanta, che da Gundam passa per Goldrake e Evangelion,per partorire una creatura fanta-gotica tutta sua, nella quale le citazioni più o meno esplicite si mettono al completo servizio di invenzioni del tutto personali.
Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica: alcuni snodi narrativi sono decisamente fragili, alla pari dei personaggi che sono piuttosto bidimensionali, con pochissime sfumature, disegnati quanto basta per dare linfa drammaturgica al plot, ma al cospetto di un così divertente e ben confezionato prodotto di puro intrattenimento, davanti a simili peccati di gola, sinceramente, ci sentiamo di chiudere, almeno per questa volta, un occhio, perché l’altro è impegnato a godersi lo show pirotecnico e catastrofico offerto da Del Toro.

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