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Royal Affair – Nikolaj Arcel

Un racconto storico che nasconde un melodramma: Arcel racconta i sentimenti e la politica come facce della stessa medaglia.

A-Royal-AffairUn film in costume, un dramma storico ispirato alla verità dei fatti, o a come sono stati tramandati, può sembrare il baluardo di un cinema di retroguardia, conservatore, oppure semplicemente stantio. Il danese Nikolaj Arcel, supportato dalla Zentropa di Von Trier, prova a ribaltare l’assunto in modo più sottile e meno sfacciato della Marie Antoinette di Coppola e con Royal Affair conquista il plauso della critica e degli spettatori del mondo (nomination all’Oscar, Orso d’argento, miglior sceneggiatura e miglior attore a Berlino). Il re Christian VII, dal temperamento ribelle e dalla mente poco lucida, ha preso in sposa la giovane Caroline Mathilde, di origine inglese. Sin dai primi anni di matrimonio, il loro legame è stato squilibrato e senza amore tanto che la giovane regina si innamora segretamente di Johann Struensee, l’idealista medico di corte, dando vita a un triangolo amoroso che cambierà la storia di un’intera nazione.

Scritto da Arcel con il sodale Rasmus Heisterberg, Royal Affair è un melodramma in costume nascosto in un dramma storico-politico, ma anche il contrario a seconda dei punti di vista. Questo lavoro di camuffamento di generi e registri serve ad Arcel per due ottimi motivi: raccontare i sentimenti, il sesso e la politica come facce di un’unica medaglia, composta di inganni, manipolazioni, strategie, dall’altro dare un taglio contemporaneo a un racconto all’apparenza convenzionale, in cui gli squarci pittorici, la cura di costumi e scene diventino sfondo per una fotografia più mobile, un montaggio più nervoso. Arcel è bravo a rendere viva la materia che tratta, a creare un rapporto con i personaggi intessuto di vergogna e consapevolezza, a gestire la struttura: e assieme a un trittico di attori notevoli (Mads Mikkelsen non ha bisogno di presentazioni, Mikkel Boe Folsgard ha vinto il premio berlinese e Alicia Vikander è incantevole), riesce ad avvicinarsi ai risultati che solo alcuni maestri hanno raggiunto, come il Kubrick di Barry Lindon, lo Scorsese dell’Età dell’innocenza o il Frears delle Relazioni pericolose. Magari un gradino sotto, ma non molto più in basso.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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