Aterballetto canta per Bigonzetti. La compagnia a Roma per Invito alla Danza

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“Canto per Orfeo”: al Teatro Vascello, l’ultima creazione del coreografo per Aterballetto. 

stella orfeo

Niente, più della creazione artistica, avvicina l’uomo alle potenzialità di un dio. Niente, più dell’amore, avvicina un dio alla fallibilità dell’uomo. Mauro Bigonzetti da sempre conosce la vertigine del volo, la malia del proprio strumento, la sublimità di un gesto creativo. In bilico tra divine altezze e terrene fragilità, Bigonzetti come Orfeo, affronta audace l’abisso, sprofonda cosciente nell’ignoto del più lacerante distacco e, come il più umano dei semidei, nel delirio dell’impossibile rassegnazione, sfida le regole della vita e del mondo. Nel giorno della separazione, nell’attimo più disperato dell’ultimo addio, Bigonzetti si volta e lascia che la sua Euridice-Aterballetto infinitamente ne trattenga lo spirito e il ricordo in un canto d’amore addolorato e perenne. Viaggio vorticoso tra aereo e terreno, inferi e stelle, mito e contemporaneità, Canto per Orfeo è il febbrile racconto di una passione troppo umana per appartenere ad un dio e la catarsi di un uomo che indugia nel tormento della lontananza alla ricerca di una elaborazione definitiva e liberatrice. Drammaticamente ipnotico, l’Orfeo di Aterballetto contiene il segno stilistico del miglior Bigonzetti la cui efficacia sempre trabocca oltre i recinti di ogni possibile drammaturgia. Carico della personale vicenda del coreografo, l’ultimo canto di Bigonzetti è messaggio d’amore e d’addio per Aterballetto, compagna, musa e creatura di una vita d’artista; è il saluto lucido eppure amaro, necessario eppure sofferto, di un padre che educa un figlio a percorrere da solo le strade del mondo.

Ospite fisso di Invito alla Danza, anche quest’estate Aterballetto si offre generosa allo sguardo di un pubblico particolarmente attento che sembra silenziosamente partecipare alla densità emotiva di una produzione intensa, tragica, prepotentemente dolorosa eppure esteticamente rasserenante. Paradossalmente, il Teatro Vascello, ultima ancora di salvezza per una rassegna che rischiava di non avere un palcoscenico, perfettamente si presta a questo mosaico coreografico raffinato e complesso grazie ad un a ambiente intimo e rassicurante la cui platea dai gradini in discesa sembra infine abbracciare un palco di inaspettata capienza; saranno le luci e il video di Carlo Cerri, la musica dal vivo degli eccellenti Kitarodia, il coro dei danzatori bianchi di Bigonzetti, a farne un anfiteatro immaginario, luogo di storie sospese nel tempo, spazio eterno di miti ed eroi. Al centro, come la statua di un dio giovane su un piedistallo trasfigurato dal tempo, Valerio Longo è eccezionale Orfeo contemporaneo dalla fisionomia classica e tragica: volto mediterraneo dai tratti volitivi, corpo forte e teso di anima sensibile e disperata, tecnica sicura e gesto vigoroso d’artista sapiente. Il marmo del podio di Orfeo è un consumato barile di metallo, la musica ammaliatrice della sua lira è il suono piangente di un organetto tra le braccia, il bosco di fiere e ninfe è una cornice metropolitana di uomini e donne che danzano, esprimono e contrastano un sentimento estremo amplificandone dolore e follia. Splendida, Charlotte Faillard è incantevole immagine di forza e coscienza, rassegnazione e atarassia senza macchia di conflitti, corpo di passione vibrante e anima eterna di sposa mortale. Circondati dallo scenario spaventoso di un luogo a metà strada tra  vita e morte, avvolti dalle voci poderose di Cristiana Vetrone e Lorella Monti, interrotti da un coro ideale di danzatori instancabili, Longo e Faillard sembreranno infine non perdersi mai tra i resti di una città abbandonata e vuota come il cuore di un mondo senza Euridice.

Bigonzetti sperimenta qui un registro stilistico molteplice che potenzia il contrasto tra gli ambienti terreni, ultraterreni e sotterranei, con il risultato di costruire un racconto per immagini abilmente espresso da piccoli gesti, cambiamenti di ritmo, rumori improvvisi. Specialista del pas de deux, resta creatore di intrecci inattesi tra corpi che si amano con fisica certezza e coraggiosa fiducia, tra temerari abbandoni di peso, precari equilibri, coraggiose esplorazioni di una scenografia mobile di assi e barili. Bellissimi i momenti di gruppo dove la potenza di Aterballetto si sprigiona abbagliante e inarrivabile, sottolineata dalla felice interazione tra danza e musica dal vivo (la fisarmonica coinvolgente di Antongiulio Galeandro, insieme a tamburello e organetto di Vetrone e Monti, è parte integrante e fondamentale della performance); impressionante l’abilità ritmica dei ballerini, eccellenti percussionisti di improvvisati strumenti. L’Orfeo di Bigonzetti è l’esplorazione più viva e sofferta dell’aspetto nascosto di un artista al cospetto della propria doppia natura di uomo e divinità, tra l’impossibile rinuncia al terreno sentimento di bisogno e mancanza e l’inevitabile accettazione di un destino di eternità solitaria.

Silenzioso e rapito durante lo spettacolo, il pubblico romano del Teatro Vascello ha applaudito a lungo i quattordici ballerini di Aterballetto, il gruppo Kitarodia e (l’assente) Bigonzetti. Nuovo meritato successo per il migliore dei nostri ensemble.

Informazioni sul programma di Invito alla Danza 2013: invitoalladanza

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