“The best of Parsons Dance”. Il mondo meraviglioso di David Parsons a Roma

L’Oroscopo di Glo Previsioni Astrali dal 22 al 28 luglio 2013
22 Luglio 2013
Jessica Chastain illumina il Giffoni. Qualità ,preparazione e la ricetta della nonna per l’eterna giovinezza
23 Luglio 2013

“The best of Parsons Dance”. Il mondo meraviglioso di David Parsons a Roma

Trionfo al Teatro Vascello per la compagnia americana ospite di Invito alla Danza 2013.

 

La danza a cui David Parsons ci invita è  felicità contagiosa, sorrisi diffusi, energia irresistibile. Da oltre venticinque anni la sua compagnia riempie i teatri del mondo parlando un’unica lingua universale e bellissima fatta di colore, musica, sorpresa e genialità. Parsons Dance perfettamente incarna e correttamente esprime il senso più onesto e chiaro di ogni danza che punti dritto all’animo dello spettatore catturandone il desiderio, segreto ma irrefrenabile, di ballare, saltare, gioire.

Non è un caso che, nella serata del 19 Luglio, il Teatro Vascello a stento riuscisse a contenere l’entusiasmo di spettatori numerosi e rumorosi completamente avvinti da uno spettacolo ricco, vario e completo. La popolarità di Parsons Dance rivela nel pubblico italiano un gusto preciso e dichiarato il cui candido slancio poco si presta ad analisi ed intellettualismi e si lascia configurare per quello che, senza pretese, mostra di essere: godimento immediato, piacere, condivisione.

Ultimo appuntamento del ciclo “Stili e tecniche negli States”, ideato dalla direttrice di Invito alla Danza Marina Michetti per sottolineare lo scambio artistico attivo e continuo tra Italia e USA e per segnalare l’Anno della Cultura Italiana in America, il programma della serata  The best of Parsons Dance è il racconto di un percorso di successo, creatività e costanza. Dal 1987 David Parsons, fondatore della compagnia insieme al light designer Howell Binkley, è instancabile creatore di scenari moderni, effetti speciali e gestualità impreviste che, pur attraverso un vocabolario coreografico infinito, mantengono, inconfondibile, il marchio evidente di uno stile unico. E non sono solo titoli e produzioni a far riemergere le immagini più rappresentative dell’universo di Parsons, bastano brevi passaggi e sfuggenti richiami per ricomporre il puzzle creativo di un repertorio vastissimo eppure riconoscibile, vario eppure omogeneo, storico ma ancora attuale; perché il mondo di Parsons appartiene già a tutti e ognuno vi ritrova se stesso, ad ogni passo, battito e respiro.

La serata, composta da quattro pezzi storici della compagnia e da una nuova recente creazione, finemente riesce nell’intento di descrivere lo sviluppo diacronico del linguaggio parsonsiano attraverso un confronto stilistico ideale e sincronico in cui l’alta qualità di interpreti giovani sembra ridisegnare i tratti di quadri antichi  e rigenerare i colori di vecchie pitture.

Round my world (ultima creazione di Parsons) è una fotografia in movimento di un mondo espanso e globale, virtualmente misurabile come un cerchio visibile e controllabile attraverso la rete fitta e veloce di comunicazioni e scambi. Non ci sono traumi nel quadro globalizzato di Parsons, ogni figura curva e morbida si lascia cullare e sostenere da altri individui che in sé sembrano racchiudere mondi interi; resta sempre l’uomo al centro di ogni scambio, il contenitore di ogni mondo, il centro di ogni moto; sono gli agganci tra i corpi a dare vita ad un girotondo di intelligenze con obiettivi comuni e identici sogni. Affascinanti i passi felpati sulla musica vellutata di Zoe Keating, giocosi i disegni curvilinei di gambe e braccia sinuose.

Kind of Blue (commissionato da Umbria Jazz Festival nel 2001) è omaggio sincero al genio di Miles Davis di cui rispetta, godendone, ogni nota, silenzio e sfumatura. Due donne vezzose e due uomini intriganti si alternano sulla scena richiamando l’attenzione con misurata seduzione e accattivante umorismo, scivolando tra le sonorità del migliore di ogni possibile jazz.

Fulcro della prima parte della serata, Nascimento Novo è l’esplosione più vitale e virtuosistica dell’estro di Parsons; le musiche del compositore brasiliano Milton Nascimento e l’arancione brillante del fondale accendono un palcoscenico già infuocato da rapidissimi scambi e abili intrecci di danzatori instancabili. Il respiro comune di un gruppo gioioso riempie come un corpo unico una scena che sussulta e vibra tra ritmi potenti e luci calde per un risultato in perfetto stile Parsons Dance.

La seconda parte si apre con il più rappresentativo e noto degli effetti di Parsons nella coreografia che ne ha rivelato la predilezione per l’incontro geniale di luci e danza: Caught è il gioco divertente e sorprendente della cattura del volo, il fermo immagine del salto, la dilatazione del movimento. Un danzatore (in questo caso l’eccellente Steven Vaughn), con disinvoltura e apparente facilità, si muove lungo gli spazi di un palcoscenico alternatamente illuminato da luci stroboscopiche che, del movimento, rendono visibili solo gli istanti aerei. Grande prova tecnica, difficile lavoro di coordinazione e conteggi, Caught strappa al pubblico sonore espressioni di sorpresa, divertimento ed eccitazione.

Chiude la serata il trionfo dell’energia Parsons Dance con In the End, vivace e liberatoria espressione di atletismo e tecnica uniti a sensazionale e appassionata vitalità su musica della Dave Matthews Band.

Bravissimi, oltre a Vaughn, il potente Eric Bourne, la bella e carismatica Elena D’Amario (unica italiana nella compagnia), le versatili Lauren Garson, Christina Ilisije e Melissa Ullom, lo statuario Jason MacDonald, il giovane Ian Spring.

 

Comments on Facebook

Comments are closed.