La “musica visibile” di Matteo Levaggi. Balletto Teatro di Torino a Roma

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La “musica visibile” di Matteo Levaggi. Balletto Teatro di Torino a Roma

“Musica Divina”: coreografie su musiche di Nyman e Ciaikovskij per Invito alla Danza 2013.

 

Per chi ricorda l’abilità tecnica e l’espressività scenica di Matteo Levaggi danzatore, non è difficile ritrovarne il segno e riscoprirne l’efficacia nelle coreografie per il Balletto Teatro di Torino. L’estrema sensibilità musicale, il rigore gestuale, le morbide soluzioni dinamiche e i ricercati raccordi definiscono l’esatta scelta stilistica di un intagliatore sopraffino di materia danzante che sembra aver ridistribuito e moltiplicato i propri talenti per un ricettivo gruppo di giovani interpreti. Quella di Levaggi è una storia di doti innate ed estro naturale, uniti ad intelligenza, coraggio e intraprendenza; è la storia di un talento che trabocca oltre i recinti di un disegno coreografico scelto da altri e che sceglie di indagare se stesso per comprendere il mondo. Una storia che si intreccia e compie anche grazie alla lungimiranza della fondatrice del BTT Loredana Furno, la prima a credere in uno sguardo lucido e caparbio che, tra le scintille della follia giovane, sembra nascondere l’inaspettato seme della saggezza di chi già conosce se stesso.

Dal 2001, sono gli  strumenti coreografici di Levaggi a modellare e levigare stili e figure del BTT, attraverso un percorso creativo coerente che ne ha stabilmente garantito originalità, riconoscibilità, apprezzamento nazionale e fruibilità internazionale. La scelta di Furno di affidare ad un giovanissimo la tela bianca di una compagnia da ridisegnare e dipingere, ha oggi il sapore della sfida audace e pericolosa, data la non scontata riproducibilità di altri esperimenti eccellenti (l’idea di scegliere un coreografo stabile per definire e caratterizzare i contorni di un ensemble si è ad esempio rivelata azzeccata per Aterballetto, sia nell’era Amodio che in quella Bigonzetti). Scelta che indubbiamente rischiava di scontrarsi con lo scetticismo nei confronti dell’età del coreografo e, nel tempo, con la volubilità di un pubblico alla spasmodica ricerca del nuovo. Eppure, a distanza di anni, riscopriamo vincente il proposito del BTT di investire su un coreografo produttivo, entusiasta e vivace come Levaggi, ancora giovane, ancora folle, ancora coraggioso, ancora sensibile.

Marina Michetti, direttrice artistica di Invito alla Danza 2013, ne riconosce il percorso in una serata il cui titolo, MUSICA DIVINA, esattamente descrive l’intento e il risultato di due coreografie diverse eppure legate tra loro, opposte per colori e gesti ma identiche per ispirazione e spirito. La nostalgia per le notti di danza sotto i cieli stellati di Villa Pamphilj, fascinosa cornice delle precedenti edizioni della rassegna, lentamente si dissolve nel corso di una serata di luglio dolce e armoniosa in cui il Teatro Vascello si lascia cullare dalle note in danza dei ballerini di Levaggi.

La prima coreografia InMozart, il cui pretesto creativo si lascia velatamente afferrare dal titolo, è un geometrico e chiaro disegno coreografico che sembra far danzare e suonare, su un pentagramma invisibile, crome, semicrome e chiavi musicali tridimensionali. Sono i ballerini dagli abiti neri e dalle balze svolazzanti a creare accordi, scale e silenzi, attraverso movimenti fluidi e continui che, puntuali e precisi, sembrano voler catturare, una ad una, le note della musica incalzante e inclemente del Drowning by Numbers di Michael Nyman. La citazione mozartiana nascosta tra le battute di Nyman diventa per Levaggi la realizzazione di un suo personale desiderio, quello di unire in maniera armonica universi estetici distanti nel tempo, creare un linguaggio moderno che non rinneghi le proprie origini classiche, rimodellare, scomporre e rigenerare gestualità antiche con spirito, senso e carattere nuovi. Nessuna caratterizzazione visibile distingue i sei danzatori uniformati da abiti comuni, perché i corpi di uomini e donne sono qui già soltanto musica: le mani e le gambe scandiscono ritmi, gli archi dei piedi e delle braccia accompagnano gruppi di note, i salti chiudono e riaprono le battute, gli intrecci definiscono le armonie. Nessun affanno traspare dai volti dei ballerini che, totalmente avvolti dalla musica, vi si abbandonano come se già il corpo ne avesse memorizzato tempi e volumi una volta e per sempre. Disciplinati e rigorosi, i danzatori di Levaggi si lasciano attraversare a trafiggere da ogni nota accogliendone sfumature, tonalità e sussulti con una danza morbida e senza spigoli. Profondamente rispettoso nei confronti del suono, il balletto di Levaggi si compone di salti silenziosi, passi scivolati e contatti sfiorati che amplificano l’efficacia e l’impatto della musica già trascinante di Nyman.

Rispetto al riuscito InMozart appare leggermente meno compiuto, ma altrettanto interessante, Ciaikovskij Suites, seconda coreografia della serata, in prima assoluta per Invito alla Danza 2013. Il lavoro rientra nel progetto di Levaggi di esplorare una nuova via del Balletto attraverso quello che definisce il “suo nuovo romanticismo”; progetto di per sé ampiamente ammirevole se con esso si intende la riformulazione in chiave stilistica contemporanea dello spirito romantico cristallizzato nel repertorio classico.

Ci sono indubbiamente aspetti notevoli nel lavoro di Levaggi su due delle più note partiture da balletto del compositore russo (La bella Addormentata e Il Lago dei Cigni): apprezziamo, ad esempio, l’annullamento di ogni orpello, l’uniformità e l’essenzialità dei costumi bianchi e neri, il richiamo solo simbolico alla trama dei balletti e anche l’inespressività dei volti dei danzatori che sembra voler potenziare la naturale comunicatività dei corpi. Apprezziamo, allo stesso modo, la valorizzazione della musica di Ciaikovskij le cui note classiche si rivelano, nel nuovo contesto coreografico, accattivanti e seducentemente moderne (del resto grandi coreografi contemporanei se ne sono lasciati travolgere, basti pensare a Mats Ek o, più recentemente, a Matthew Bourne). Ne apprezziamo, ancora, lo stile e la ricerca sul movimento. Quello che ci chiediamo è però se Levaggi abbia in mente di creare delle vere e proprie personali versioni dei due balletti citati o se l’esperimento di accostare la più famosa delle musiche da balletto ad una gestualità contemporanea si concluda con Ciaikovskij Suites. Cogliamo, in alcuni momenti della coreografia, spunti di drammaturgia che sarebbe indubbiamente affascinante vedere sviluppati e compiuti, ma conosciamo e rispettiamo, allo stesso tempo, l’idiosincrasia dichiarata di Levaggi nei confronti del racconto tradizionale e la sua chiara preferenza nei confronti dei richiami visivi e sonori (qui evidentemente potenziati e arricchiti dall’esperienza diretta come danzatore).

Infine, segnaliamo i sei danzatori del BTT: bravo e carismatico Denis Bruno, forte e presente Manuela Maugeri, espressivamente matura Viola Scaglione, teneri e poetici Kristin Furnes e Giuseppe Inga, virtuoso e lirico Vito Pansini.

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