Bruce Springsteen Boss di Roma

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Bruce Springsteen Boss di Roma

Bruce “The Boss” Springsteen esalta i più di 30.000 appassionati al Rock in Roma di Capannelle che riconcilia il rock puro con la sua anima più black e soul.

Bruce SpringsteenAnche se un concerto di Bruce Springsteen in Italia non è più un evento irripetibile, dato che la crisi discografica ha portato i live a moltiplicarsi – con gioia dei fan -, un concerto del Boss è comunque un evento irripetibile. Perché la potenza, la passione, il cuore pulsante del rock e della musica passano per il carisma infinito di un 60enne e della sua E-Street Band che a Capannelle, di fronte a più di 30 mila persone, hanno portato il pubblico a un passo dal paradiso.
Ultima tappa italiana del 2013 per il Boss, aperta dai Cyborgs, robotici bluesmen italiani che dal vivo perdono un po’ della freschezza del disco, il concerto ha portato sul palco l’anima soul e black che da sempre attraversa come un fiume carsico la musica del nostro portandolo poi negli ultimi anni a interessarsi sempre più radicalmente anche di gospel e blues primitivo. La prova arriva da subito, dall’apertura (a seguito dell’intro di C’era una volta il West di Morricone), quella Spirit in the Night che spunta dal primo album di Springsteen (Greetings from Asbury Park, N.J.) che compie 40 anni quest’anno e che riscalda il pubblico con il suo gospel che si stempera in un rock più morbido. Apertura insolita che però segna una presa di posizione del Boss nella compilazione di una scaletta che riserva parecchie sorprese, come la corale Shackled and Drawn e il folk di Death to My Hometown, i momenti di buio intimismo, quasi a tu per tu con il pubblico, di Bobby Jean, Candy’s Room o Tenth Avenue Freeze-Out.

Springsteen corre sul palco, duetta scherzoso coi membri della band, soprattutto Little Steven Van Zandt e Jack Clemons, nipote dello storico sassofonista Clarence da poco scomparso e omaggiato durante il primo giro di bis. E si dona ai suoi fan abbracciandoli, stringendo mani, facendosi toccare, facendo loro scegliere i brani tramite i cartelloni, da cui escono fuori Summertime Blues, Stand on It, Working on the Highway e la bellissima Brilliant Disguise. E poi i consueti “imprevisti” con i fan: il bambino che sul palco canta Waitin’ on a Sunny Day, la ragazza che balla con il Boss in Dancing in the Dark (come la Courtney Cox del video) prima che il ragazzo la chieda in moglie e seguita da due “damigelle” che strimpellano con lui. Energia e amore per il proprio lavoro gettato a piene mani, che dona brividi ininterrotti anche a ore, giorni di distanza: come si fa a non piangere quanto intona la fluviale e cinematografica New York City Serenade con la Roma Sinfonietta?
E le lacrime e le emozioni abbondano nelle quasi 3 ore e mezza di concerto: Badlands quasi in apertura, la meravigliosa Land of Hope and Dreams con cui chiude il concerto ufficiale, il divertimento di Rosalita e Kitty’s Back. E poi una lunga sessione di bis, che irrompe con Born in the U. S. A., la monumentale Born to Run, l’accoppiata r’n’r Twist and Shout e Shout. Fino alla conclusione, quando congeda la leggendaria band, imbraccia l’acustica e cesella una Thunder Road da struggersi di lacrime e gratitudine. Per un artista felice e sorridente, che canta come ama e viceversa, che tratta il suo pubblico come invitati a una festa privata. Il più celebre detto sul Boss recita: “C’è chi lo ama e chi non lo ha mai visto dal vivo”. Da persona che a fine concerto si è sentito dire “benvenuto nel club di chi è stato a un suo concerto”, posso confermare: un concerto del Boss è la spiegazione più semplice per chi cerca il cuore della (e nella) musica.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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