Il Cantico di Pietra – Seconda Sinapsi

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Il Cantico di Pietra – Seconda Sinapsi

Il Cantico di Pietra – Seconda Sinapsi

seconda

Anche se lo conosci, è sempre un tizio al telefono; aveva chiesto per qualcosa di maggiormente sofisticato, qualche contesto tecnosociale di freschissima impollinazione, ma neda. E lui non era nella posizione di dettare legge: non lì, non allora.

-Il signor 30X2?-

-Sono io.-

-Mi addolora comunicarle che Lei ha subito un’interruzione momentanea del terzo stato del suo OM.-

-Ah.-

-Vede cose strane, signor 30X2? Figure bizzarre, colori….?-

-No…qui è tutto sotto controllo…-

-Sicuro? Non deve avere paura della nostra etica lavorativa.-

-Il contrario, io rispetto la gente come voi.-

-Non lo mettiamo in dubbio, signore…solo una curiosità, che taglio di capelli hanno gli orsetti?-

-Afro, direi…-

-Banjo o chitarre acustiche giocattolo?-

-Banjo.-

-…-

-…ah…-

-Nella norma, non deve preoccuparsi…ora cerchi solo di rilassarsi, e tenga gli occhi ben aperti… si concentri su qualcosa di famigliare, semplice se possibile…una foto, per esempio.-

-Una foto…vivo in un mondo di cartapesta, Ser…-

-La sua stanza non dovrebbe essere stata toccata…quindi ci rimanga, una squadra sarà da lei tra poco…-

-Grazie.-

Il tizio aveva riattaccato. Ok, il sunto delle tre cose che non andavano era una quarta grandissima cosa che non andava. Ciò che, inoltre, lo irritava era essere da manuale, nella media, standard, quando per l’avanzo non lo era purtroppo mai. Come chiunque, del resto, ma il succo non cambia. Ed i dolcificanti, ragazzi miei, causano il cancro.

Sapeva già che, ovviamente, gli occhi li avrebbe chiusi. Nonostante questo indugiò ancora, perso nel sentirsi così meravigliosamente distaccato da tutto; si sentiva, appunto, come se avesse potuto mandare a quel posto chiunque conoscesse senza esserne minimamente toccato (questa è la summa dell’emancipazione attuale, e l’uomo medio non ebbe in effetti niente da ridire); si udiva, inside, like in grado di reggere la solitudine, reggerla per l’eternità, reggerla con una lurida beatitudine. Poi gli scappò da respirare, un possente flusso di vita e/o aditivi e/o coloranti che gli fece crescere fiori tremendamente luccicanti lungo le nasali navate, rendendole un arcaico e lustrissimo paradiso interiore, immanente; infine e finalmente, la luce si spense. Quella artificiale, si intende.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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