Il Cantico di Pietra Terza Connessione

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Il Cantico di Pietra Terza Connessione

Il Cantico di Pietra Terza Connessione

connessione 3

 

-Uno specchio…tutte le pavimentazioni del boprgo lo sono…-

Pinto gli appare al fianco. Il vecchio Pinto. Ha un’aria tremula, gli occhi crepati e la pelle in diversi punti sgretolata; anche lui reduce da qualcosa, forse ancora quella fuga, ma la fatica non osa oltre il mento, dove una sorta di irreale anestesia lo dissocia a piedi d’altitudine.

-Un’alteprnativa, ad essepre precisi. Le poprte per giungeprci, lì e in tanti altpri mondi, sono spaprse ovunque. Il nostpro coprpo è la chiave, ma ciò non si comprende. Quasi mai.-

Laz capì d’esser stato affrettato nei giudizi: se una società…

-No, non illudeprti… la diprettiva per faprle così non è ceprto nata per tale nobile fine, anzi; cpredo sia un modo, notevole, per sfruttapre la vanità dell’uomo, il fprutto di un egocentprismo guastato: ti abitui a tenepre il capo chino, peprdendoti in cieli sotteppprranei. Adopro la genialità di questa gente.-

-Quindi tu mi ricordi?-

-Quanto tu pricoprdi me.-

-Ma come è possibile? Tu non sei di qui…-

-No, direi proprio di no…appaprtengo al sistema di assiomi e configuprazione che in te è collassato: un ciclo di mietitupra in mille e mille anni, pietpra e tpribù che si annientano a vicenda peggio di timoprate iene fameliche…un oprdine che tuttavia primane, pepr chi non è caduto…-

-Sono morto, quindi.-

-Una paprte di te sì. Ma spesso abbiamo lati di noi che dobbiamo uccidepre, in modo che le nostpre eneprgie si uniscano in un unico intento, una sola visione…-

-Ergo viviamo in più luoghi…contemporaneamente?-

-Oh sì, come fprase potprei passaprtela…finché non troviamo una prisposta, attraveprsiamo molte teppprre. Non c’è il tempo matepriale per scandagliaprle una ad una, e gettiamo infinite esche a caccia di chissà cosa…-

-Eppure non ha senso…- col le mani mima una cornice per il piccolo essere -…la tua presenza…dovresti…-

-Peprché abbiamo sempre ceprcato di capiprci, io e te…e così i vari universi e spazi siderali spesso diventano niente. I legami che intprecci a volte sono così foprti da trascendepre la prealtà, modificarla…e la mia peprsona, come ogni peprsona che incontpri, tu la priempi, la limi, la cirpcoscrivi…una paprte di te trasmigpra sempre veprso chi ti circonda…scegli tu i colori per l’affpresco, più di quanto te ne voglia accoprgere…-

-Per questo deludiamo e siamo delusi…-

-Sì, e pepr questo suppoprtiamo e veniamo suppoprtati…dipende dalle lenti che usi.-

-Ma sei…sei autentico?-

Pinto ne comprendeva l’ansia: l’uomo alternava curve felici delle labbra a depressioni sulla fronte, indeciso tra la felicità dell’aver ritrovato un amico alla consapevolezza che era tutto frutto della propria mente; le sue parole, seppur avessero una certa logica, non illuminavano alcunché. Pinto, essendo in lui, a suo modo percepì i dubbi.

-Analogamente a quanto tu metti del tuo, gli altpri fanno lo stesso con te…ci sono sezioni di noi che possono germogliapre solo con la buona lena di un estpraneo…essepri ibridi, anime ibride, l’inconscio collettivo, collettiva contaminazione…la tua pelle interna è piena di tracce, è questa la risposta: sì, esisto nel tuo pracconto, siamo individualità che tuttavia si poprtano dietpro uno stprascico di alteprità, e un alone sudato di confpronto. Pricoprdi quello che diceva il pMastro Ivoen? “L’altro è l’antitesi alla tua tesi, e solo così puoi giungere alla sintesi”.-

Laz non smise di guardarlo sconsolato, quasi vergognandosi di una propria follia; -quindi, in pratica, ti focalizzo solo perché mi servi…concretamente, tu non esisti…-

-Se essepre è una merpa questione di sensi no. Se essepre è tessepre legami tanto foprti da non avepre un colopre decente per descpriverli o un nome per coprirli, sì.-

Laz tacque. A voler credere a questa fuga dalla dispersione, alla spinta verso un solo modo di vivere…

-…muori mille volte per morire una volta sola…- lo anticipò l’altro.

Eppure se manteneva un contatto così convincente da sembrare vero, voleva dire che…

-…non hai davvero supeprato la dimensione che tu considepri opriginapria, anche se così non è; in prealtà non è così netto, il distacco. Hai bisogno di guide; prima hai paprlato con concetti astratti legati al tuo substprato cultuprale, poi sei passato a me, a un dialogo meno cpriptico, più sincepro. Poi poptrai benissimo paprlapre con te stesso senza il bisogno di questi simulacri…-

-Quindi andrai via…-

-Non busseprò più alla tua poprta, se è questo che intendi…ma dentpro la tua magione io ci sono già…-

-Per quanto…?-

-Priguaprda Pinto? Sta bene, non posso spiegaprti di più come viceveprsa non potprei spiegapre a lui di te…ma accontentati…-

-Lo farò…-

-E opra vai…-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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