Saxon, il concerto di Roma scalda i fan dell’heavy metal

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Saxon, il concerto di Roma scalda i fan dell’heavy metal

Byford e soci trascinano coi Saxon più di due generazioni di ascoltatori, nel nome del classic metal

Biff-Byford_SaxonSono una delle colonne portanti della nuova onda del metal britannico (detta anche NWoBHM) che tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80 rivoluzionò la musica dura del vecchio continente. I Saxon sono reduci di una delle stagioni più gloriose del rock ma non vivono come sopravvissuto, anzi continuano a far eccitare i propri fan, come accaduto nella tappa romana del tour che accompagna l’uscita di Sacrifice, il nuovo album della band.
L’Orion, come già detto per il concerto dei My Bloody Valentine, è location del tutto inospitale per resa sonora e competenza dei suoi addetti al suono, ma vedere la band di Bill Byford per gli appassionati è una gioia che vale qualche arrabbiatura. Partono con Sacrifice, brano d’apertura dell’ultimo disco a dimostrazione che la band crede nei propri progetti attuali, e all’inizio scontano qualche problema di messa a punto del suono, e anche un po’ di riposo, forse, per arrivare pimpanti alle due ore di live, ma il migliaio di persone presenti al locale non pare accorgersene, anche perché il gruppo dimostra una comunicatività sul palco e una disponibilità fuori dal comune, dimostrata anche fuori dallo show.

Sacrifice prosegue nella scia della rinascita della band, in cui ai solidi e granitici mid-tempo, alle chitarre scolpite nella roccia e alla voce non educatissima di Byford si affiancano brani e suoni più vicini al metal moderno e contemporaneo, senza però snaturare il suono che li ha resi pilastri: gli accenti irlandesi di Made in Belfast, la velocità senza fronzoli di Warriors of the Road, l’andamento più “introspettivo” di Guardians of the Tomb, le cadenze epicheggiante di Night of the Wolf elevano un album che non sarà certo ricordato negli annali, ma che fornisce ottimo materiale live, come Wheels of Terror oltre alle già citate.
Il resto sono una valanga di classici: Heavy Metal Thunder, Solid Ball of Rock (una dichiarazione di poetica inappuntabile), 747 fino ai bis in cui il pubblico è letteralmente esploso. Crusader e Denim and Leather hanno anticipato un encore fuori programma ma richiesto a gran voce dal pubblico, Motorcycle Man, fino alla strepitosa Princess of the Night, che ha lasciato il pubblico soddisfatto dopo aver testimoniato che la storia, quando è sincera non scade mai. E sulla storia dei Saxon si può mettere la mano sul fuoco.

Grazie per l’aiuto all’amico rock Mirko Rubolini.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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