Il Cantico di Pietra Seconda Connessione

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Il Cantico di Pietra Seconda Connessione

Il Cantico di Pietra Seconda Connessione

seconda connessione

 

-Che casino stanotte, eh? E dire che credevo gli spadai nella stagione degli amori…forge e ganasce e depressioni, ci vuol poco per far eccitare quelli…e invece…-

-Già…-

-Insomma…attaccare una pattuglia dei pupi, in sbronza libera poi…è un chiaro segnale, la prossima notte sarà più rossa che nera…- l’essere ciondolò il capo al suo solito, questo lui lo ricordava (un’orma del carattere sulla neve del tempo), una briciola assorta nell’improbo tentativo di contemplare l’intera scacchiera del cosmo. Anche sulla pietra, millenni o minuti prima, quell’atteggiamento gli aveva sempre trasmesso una sensazione di estrema vulnerabilità, seguita inoltre da una curiosa tenerezza. Prima coerenza deprimente.

-Tu stai…?-

-Io?- le iridi scure non riuscirono a tradire niente; -benissimo…che vuoi che accada al Grande Padre? Tu piuttosto?-

-Beh…- non trovò niente di meglio che un -…sono qui …-

-Non scommetterei mai sul contrario…chi romperebbe alla tua ossigenata stirpe?-

A Laz mancavano numerosi tasselli; i ricordi si accavallano confusi e soffusi i loro legami, ma alcune sigle, dal contenuto anonimo, attendono risolute e perfettamente scandite -…beh…Felea…le Corrido…- reimpastò la voce, -…le Corrido potrebbero…-

-Le Corrido? Pensi che per quelle esista qualcosa di diverso dalla moda-arte-vecchio che è nuovo ma che tra un preciso secondo ridiventa vecchio e quindi ancora nuovo? Dio, lasciale agli atelier ed alle cenciose riunioni di gala…-; nessuna vacuità prima, nessuno svago o inutile tra le rovine, in quei clan corpi emaciati continuamente in bilico sui propri nervi. Ricordava solo di aver lottato per secoli, in forme diverse, per credi diversi, sotto verità diverse. Non che ci fosse mai stato tempo per pensarci. Ora invece ce n’era in abbondanza, di noia; prima differenza stridente.

-Sei strano oggi, vecchio mio…che succede? Poco caffè?-

Solo liquido amniotico ancora tra i denti; -…i pupi…- abbozzò, primo perché se non s’ingannava era uno dei diminutivi per…per un’entità, le parti di un’entità…una seppur infinitesimale sicurezza; secondo perché l’altro dava l’impressione d’accettare qualsiasi verme per la propria pesca di parole.

-Già, uno si illude che il gallo di ferro suggerisca il vento giusto, e invece non c’è riguardo per la regolarità delle leggi…- inclinò leggermente la testa, rivelando grazie ad un lampione, azionato dall’ininterrotto pianto di fate imprigionate al suo interno, una rada barba bianca -il quieto vivere è un diritto…il mostro dovrebbe capacitarsi della propria singolarità, ogni tanto…-

Laz assentì…o no, assolutamente no, un crampo di delusione scalò invece i tasti del suo volto: una guerra civile, un’altra, un’identità rotta…massacri, violenze, ignominie…non esiste passato, né futuro; non esistono lezioni da apprendere. Seconda coerenza deprimente.

Pinto continuò -…una pattuglia veterana di cassonetti d’acciaio, martelli più grossi delle nostre teste messe insieme, pelle nuda solo per vedere e bere…se Ares fosse qui, non vorrebbe altri amici e seguaci…e quelli piazzano fili a livello delle ginocchia, piombano dai tetti camuffati da pioggia rubino e realizzano un composto pelle-metallo mai visto prima…e non hanno badato a perdite, a seguire  i graffiti di sangue verde degni d’un Escher…-

-I nano…i pupi hanno reagito?-

-La prossima luna avremo la risposta…scontata, devi provocare un bassotto se vuoi comprendere l’autentico significato di Furia e Dolore…quando hanno attaccato il Brand persino i quadri alti confidavano la fine fosse prossima; abbiamo subito perdite di mille a uno, ricordi? Per fortuna i numeri non sono mai un problema, per chi si basa sul comando e sul beneplacito popolare.-

Pinto parlava placido e sicuro, la memoria sembrava non aver attecchito in lui: davanti a Laz pontificava una versione simile all’originale, indubbio, ma così pesante e a proprio agio da costituire un inamovibile pezzetto del mosaico, un provato avvocato dello status quo…il vecchio amico, scavando per la loro sopravvivenza, scavava anche per un riscatto, un progresso di sudore; non si accontentava mentre guardava in faccia la morte giorno dopo giorno, pieno di residui e arenaria eppure leggero: quando ci troviamo di fronte all’estinzione, è allora che partoriamo le anime più utili e belle. Quest’anima pareva invece difendere un paradiso; ma, immerso nei relitti che si muovevano tra grattacieli dalla pelle grattata e vetrine in cui la mercanzia era solo disegnata sui vetri, paradiso era un termine che difficilmente avrebbe usato. Seconda differenza stridente.

Dovette trasparire qualcosa, perché l’oggetto di riflessione riprese con una forte accelerazione della chiacchiera.

-Hei, sicuro di stare bene? Con Laura tutto ok?-

-Laura? Sì…magnificamente…-; gli mancavano scatoloni, legioni e reami di tasselli.

-Vai a farti una dormita in buona compagnia allora…io corro, Maya mi aspetta…ci si vede domani…-

-Sì …- c’era stata una rivelazione. Almeno l’avesse capita.

L’altro riprese la sua andatura e si perse nel marasma che s’incasellava per i viottoli con abilità collettiva straordinaria.

“Le opinioni sembrano ridotte a due: i più e i meno…probo, all’apparenza…e la follia, in fondo, ci sarà sempre; un termine coniato da un certo tipo di folli per un altro tipo di folli, di solito meno o con meno mezzi e una carente operatività. Magari campare qui non si rivelerebbe un cattivo affare: una donna che mi aspetta, un lavoro senza rischi e all’apparenza solo bande di anarchici che invano cercano di imporre le proprie utopie antirelativiste…difficile trovare una società essente da questo.

In fondo potrei benissimo adeguarmi. E il passato sì, insegna che bisogna andarci cauti, e abbiamo bisogno di mostri, come un supereroe ha un maledetto bisogno di un villain. E la legge, la legge sì, la legge è efficacia. Non siamo tanto ipocriti da credere a un’umanità che si regga senza articoli e commi…”

E si sente stanco. STANCO. Uno può raccontarsi una storia. Gli altri tutto al più personaggi secondari. Gli altri non una prova per la trama stessa, per vedere se il mio racconto regga nei confronti della realtà, ma mutevoli volti lungo i riflettori del mio show. Si può vivere così. Si muore così. Si muore comunque. Soli. Anche cambiando, quell’aggettivo non cambia.

Pure lui porta un capotto, nero. Gli arriva alle ginocchia, che continuano con jeans blu scuro e arrivano dirette ad un altro Laz, capovolto, che stranito lo fissa.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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