Dargen D’amico: «Vivere aiuta a non morire».

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Dargen D’amico: «Vivere aiuta a non morire».

dargen

Dargen D’Amico, Corvo D’Argento o Jacopo D’Amico. Difficile inquadrare il nome come è difficile inquadrare lo stile di Dargen D’Amico, che rientra nelle classifiche col nuovo e sesto album in uscita:17 brani in tutto,  10 dei quali in collaborazione con altri artisti come per esempio J Ax, (che fu il primo, ai tempi dei freestyle, ad accorgersi del talento di Dargen), Enrico Ruggeri, (new entry nel mondo rap), Max Pezzali, Fedez. Definito cantautorap, Dargen incide brani che ricordano molto lo stile dei pezzi degli ultimi album della carriera dell’amico e rapper Fabri Fibra, basi con retrogusto elettronico, e quasi house. Stile commerciale direbbero in tanti, che forse non si addice al prototipo di rapper a cui siamo abituati. Pezzi  e testi lontanissimi dallo stile di quando Dargen formava insieme a Guè Pequeno e Jake La Furia le “sacre scuole” dove dimostrava le sue competenti stravaganze e abilità nel free style. Il disco è firmato “Giada Mesi” l’etichetta discografica indipendente fondata da Jacopo D’Amico, Andrea Nardinocchi e Francesco Gaudesi. Il primo brano estratto da “vivere aiuta a non morire” è “Continua a correreche vede appunto la collaborazione di Andrea Nardinocchi, nuova scoperta del rap italiano, presentata al pubblico proprio da Dargen. Nella raccolta troviamo “un fan in Basilicata”, «un brano che parte dallo spunto che nessuno mi ha mai chiamato a suonare in Basilicata, purtroppo.» – afferma sul suo blog personale Dargen. Un’altra novità: “È già” dove Dargen guarda dritto in faccia il futuro duettando insieme a Enrico Ruggeri che per la prima volta in assoluto affianca un rapper. Molto distante da quello che è l’hip hop oggi in Italia in questo nuovo disco troviamo un Dargen romantico, senza dubbio Dargen è un poeta, è sicuramente un contenitore di innovazione e mix di stili e linguaggio. E’ particolare, è insolito, è enigmatico, è Dargen. E’ da sempre così, ha creato il suo stile unico e inconfondibile, che non piace a tutti, ma Dargen è uno di quegli artisti che alla gente piace giudicare e che noi definiamo “alternativo” perché padrone di quel pubblico ristrettissimo e affezionatissimo, che lo comprende e difende molto bene.

Ora, capire se Dargen D’Amico sia rimasto un rapper, se sia commerciale, poco importa, i testi di questo album sembrano leggeri e a volte poco comprensibili, spaziano da temi forti come la violenza sulle donne (continua a correre) ai ritornelli/tormentoni estivi (bocciofili) a cui non eravamo abituati a sentire nei precedenti lavori di Dargen D’Amico, o forse qualche piccola parentesi inascoltata c’era, ma appunto…non ci avevamo fatto caso. Beh, la fortuna di essere artista è che qualsiasi cosa produci, puoi giustificarla a tuo piacimento, quindi possiamo sempre dire che è questo che al giorno d’oggi il pubblico chiede: «fondamentalmente…a me piace il cubo…fai il ballo del canguro…a me piace il cubo…a me piace il cubo».

Recensione di Ramona Mondini

 

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