After Earth: il futuro anteriore di M.N. Shyamalan

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After Earth: il futuro anteriore di M.N. Shyamalan

After Earth: il futuro anteriore di M.N. Shyamalan

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In un futuro alla Wall-E, la razza umana ha abbandonato la Terra. Ciò non è avvenuto per l’eccesso di spazzatura, ma perché l’agire umano ha innescato una sorta di meccanismo di rifiuto, espresso dal pianeta con cataclismi di varia natura e l’alterazione dell’atmosfera, divenuta inaccettabile per la nostra specie.

A distanza di mille anni, la nuova casa dell’umanità è il pianeta Nova Prime, con il piccolo particolare che degli alieni piuttosto agguerriti ne hanno ostacolato la colonizzazione, inviando contro i nostri simili delle armi biologiche, note come Ursa, in grado di rintracciare e uccidere gli essere umani sulla base dei segnali lasciati dalla nostra paura…

In questo allegro contesto, la speranza di sopravvivenza dell’umanità risiede in un manipolo di soldati, i ranger, addestrati alla “spettralità”, ovvero alla capacità di non manifestare alcuna paura né alcuno dei suoi sintomi, rendendosi praticamente invisibili ai mostruosi ursa, casualmente privi di altri organi di senso…

Il primo a sviluppare questa sorprendente abilità è stato Cypher Raige (Will Smith), generale dei Ranger e padre di Kitai (Jaden Smith), a sua volta aspirante ranger. Un tragico incidente metterà padre e figlio a confronto con una realtà ostile, che li costringerà a fare i conti con gli spettri del loro passato ancor più che con le minacce del mondo esterno.

La paura dell’ignoto e il senso di colpa sono fra i temi fondanti della cinematografia di Shyamalan e anche in questo After Heart giocano chiaramente un ruolo dominante, di pari passo col rapporto padre-figlio e quello fra natura e cultura/tecnologia. Già da queste poche righe emergono  la densità della materia che il regista vorrebbe affrontare e, probabilmente, tutti i dubbi sulle possibilità di riuscire in una simile impresa dando ad ogni aspetto il giusto peso.

Come naturale conseguenza, After Earth è un film incapace di trovare la propria dimensione, spaziando non solo fra troppi temi, ma anche fra troppi generi e troppi riferimenti, privandosi della possibilità di esprimersi in modo realmente organico e profondo.

Dalla stereotipizzazione dei personaggi agli accenni pseudofilosofici, forse di impatto su un piano verbale, ma miseri nel contenuto effettivo, ogni aspetto sembra inserito nel calderone per poter dire “guardate che c’è anche questo”… E c’è veramente di tutto: da Alien e Predator al Signore degli Anelli, passando per riferimenti interni alla stessa filmografia di Shyamalan, come E venne il giorno (The Happening) – di cui per certi versi è lecito sospettare si tratti del seguito non ufficiale.

Una situazione simile, ma solo in termini di densità di riferimenti a capostipiti della cinematografia fantascientifica, era presente anche in Oblivion, che però rispetto a questo After Earth può vantare una costruzione estetica notevolmente superiore.

After Earth delude principalmente per la sua superficialità e supponenza: pretende di offrire, in salsa simil-action, una serie di riflessioni che si vorrebbero “profonde”, senza curare in modo concreto nessuno degli aspetti che lo compongono…Signs o persino lo stesso E venne il giorno sono in tal senso esperimenti preferibili, che non scomodano per altro la famiglia Smith, assolutamente sottotono in questa produzione.

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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