My Bloody Valentine, il rumore che scuote dalla malinconia

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My Bloody Valentine, il rumore che scuote dalla malinconia

I My Bloody Valentine ritornano a Roma dopo 20 anni e sanno come conquistare il proprio pubblico

52151.mbv22L’Orion di Ciampino fremeva la sera del 29 maggio. In vari sensi. Fremeva dei feedback e dei muri di suono/rumore. Ma soprattutto fremeva dell’attesa e venerazione verso i My Bloody Valentine, la band irlandese che ha segnato, per non dire creato, buona parte della musica indie e alternativa dalla fine degli anni ’80 e che è tornata quest’anno con un nuovo album – MBV – dopo 20 anni circa di inattività. E il concerto, sorta di anteprima del Rock in Roma 2013, ha saputo dare conto del tempo passato, delle nuove idee e dei sentimenti rimasti intatti. Quelli del pubblico e della band.

Che per un’ora e mezza circa prima fatica, poi non riesce a fare i conti con la pessima acustica (e non solo, anche la gestione dei suoni è molto discutibile), poi si riprende dalla ruggine degli anni e infine convince e sconvolge. Il romanticismo decadente, la malinconia sussurrata cavalca le onde di rumori, di noise elettrico ed elettronico, di muri di suono impenetrabili e quasi monumentali tali da giustificare i tappi per le orecchie donati all’ingresso del locale (per chi scrive è la seconda volta, la prima fu coi Manowar). Partono con I Only Said e proseguono quasi in estasi, senza concedere nulla al pubblico, se non la musica e quella presenza così attesa: Kevin Shields sembra un Casaleggio senza malizia, Bilinda Butcher affascina con sorrisi e voce eterei, il batterista Colm Ó Cíosóig tende la corda meglio che su disco, mentre la bassista Debbie Googe gioca a non farsi vedere ma sentire.

Dal nuovo album vengono tratti i pezzi più significativi, senza concedersi alla promozione, perché dopo 20 anni il pubblico vuole sentirti in tutta la tua bravura, vuole che dimostri valore, ma anche capacità di sperimentare. E così il nuovo album accontenta i fan: MBV abbassa le velocità e cadenza i ritmi, gioca più coi loop, distorce al limite della cacofonia senza giungere alla sterile provocazione sonora, e poi scatta in attimi che non sai se di dolce rabbia o viceversa. L’apertura suadente di She Found Now, le dissonanze di Who Sees You, l’apertura quasi pop di New You approdano al trip ritmico magnifico (che avremmo voluto sentire live) di Nothing Is e gli influssi quasi cut ‘n’ paste di Wonder 2, che pare uscire dal Bowie meno usuale.

La furia e l’incandescenza i My Bloody Valentine l’hanno lasciata per il concerto, ed è meglio così: sbagliano attacchi più di una volta, non riescono a capire come usare gli enormi amplificatori e pedaliere con la pessima resa della sala, ma mano a mano che prendono confidenza sanno coinvolgere fino a distruggere. Cigarette in Your Bed, Come In Alone, la superba Thorn e la potenza di Nothing Much to Lose in un crescendo che arriva al tiro rock di Feed Me with Your Kiss che diventa in modo improvviso un viaggio di 10, devastanti minuti all’interno dei feedback, echi, riverberi e quanto altro la fisica sonora può creare con chitarre e amplificatori. Quasi un’installazione sul valore melodico e musicale del rumore. Meno musica più esperienza sonora. Esattamente ciò che si chiede a un concerto dei My Bloody Valentine. A patto di avere una sala come si deve.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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